Dare una precisa definizione di finanza etica non è semplice. Come spiegano L. Becchetti e L. Paganetto “la finanza etica sta al risparmio etico come il commercio equo e solidale sta al consumo”.

Della finanza etica esistono, attualmente, tre diverse concezioni in cui sono gli intermediari finanziari ad assumere ruoli differenti. Si parla, infatti, di finanza etica quando gli intermediari finanziari:
- investono in attività di beneficenza parte dei rendimenti ottenuti dagli investimenti sui mercati finanziari;
- indirizzano, grazie al loro ruolo attivo nei consigli di amministrazione, i comportamenti delle aziende di cui possiedono le azioni verso una maggiore responsabilità sociale;
- non investono in aziende che abbiano violato alcuni criteri etici selezionati dai loro clienti.
Le iniziative di finanza etica sono maggiormente sviluppate nei paesi di cultura anglosassone. Non a caso, il primo fondo comune etico è stato l’americano Pioneer Fund, che gestiva gli investimenti di alcune istituzioni religiose evitando di investire in settori non considerati eticamente compatibili con le norme delle organizzazioni (alcool, tabacco, gioco d’azzardo).

In Italia l’esperienza della finanza etica è cominciata con le MAG (Mutue di Autogestione), cooperative senza fini di lucro, il cui obiettivo è quello di raccogliere il risparmio tra i soci e prestarlo a chi è in difficoltà o a chi propone particolari progetti con finalità sociali. La prima mutua nasce nel 1978 a Verona, ma subito dopo si diffondono anche a Milano, Padova, Torino, Reggio Emilia, Venezia e Palermo.
Lo sviluppo delle MAG viene, però, rallentato da alcuni interventi legislativi: nel 1991 viene emanata la cosiddetta legge antiriciclaggio (D.Lgv. n.197/91), che limita l’attività di impiego del denaro solo alle organizzazioni che possiedono un capitale sociale minimo di 1 mld di £. Nel 1993, viene introdotto il Testo Unico in materia bancaria e creditizia (L.385/93), che modifica radicalmente i requisiti per svolgere l’attività di intermediazione creditizia, disponendo che solo le Aziende Bancarie sono abilitate a raccogliere il risparmio dalle persone fisiche.
Questi provvedimenti costringono le MAG a rivedere i propri programmi e a progettare la Banca Etica, la prima banca specializzata nel credito al settore no profit in Italia. Così, nel 1995, una serie di soggetti dà vita alla cooperativa “Verso la Banca Etica”, per costruire una banca di credito cooperativo, ma a seguito di alcune difficoltà si decide di puntare sul modello di banca popolare a livello nazionale, che richiede però un capitale sociale minimo molto elevato (12,5 mld di £). L’8 marzo 1999 la Banca Popolare Etica diventa operativa con l’apertura del primo sportello nella sede di Padova, seguito dalle filiali di Brescia, Milano, Vicenza e Roma.