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News
Incontri Solidali |
05/04/2006 |
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Caserta – All’interno della fortunata serie di incontri mensili dell’Associazione Ingrid Nogueira per un commercio equo e solidale, sabato sera, verrà organizzata una cena per poter assaggiare numerosi e fantasiosi piatti tipici del Sud del mondo, prevalentemente a base di legumi e spezie. La cena verrà preparata dai volontari dell’associazione e sarà accompagnata da musiche, mentre, chi vorrà, potrà ricevere informazioni sui prodotti utilizzati e sui produttori stranieri. La serata si svolgerà sabato 8 aprile, presso l’Associazione culturale Labiryntho, in via S. Agostino a Caserta, dalle ore 20 in poi.
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Etica e Impresa |
03/04/2006 |
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Approvata dalla Giunta regionale la delibera sul codice etico che introduce la responsabilità sociale dell'impresa nella sottoscrizione di accordi commerciali internazionali.
"La Regione Lazio è la prima in Italia ad adottare il codice etico, diventando così capofila in materia di rispetto dei diritti umani - afferma l'assessore all'Ambiente e cooperazione tra i popoli, Angelo Bonelli - La delibera rappresenta un grande passo in avanti verso una globalizzazione più umana e un commercio più consapevole. Il codice etico è basato su principi universalmente condivisi che riguardano i diritti umani, i diritti sindacali, lo sfruttamento del lavoro minorile, la protezione dell'ambiente, la lotta alla corruzione. Nello specifico - aggiunge Bonelli - la Regione Lazio e le imprese si impegnano a rispettare i principi contenuti nel Codice Etico con l'obiettivo di introdurre buone prassi di responsabilità sociale anche in quei paesi in cui questi diritti oggi sono violati. La delibera prevede anche l'adesione all'iniziativa delle Nazioni Unite 'Global Compact' volta a promuovere dieci principi che derivano dalle principali Dichiarazioni e Convenzioni Internazionali sui diritti umani, lavoro e ambiente".
"Il Codice etico regionale - conclude Bonelli - ispirerà le attività della Regione, delle sue agenzie, degli enti pubblici dipendenti, promuovendo altresì l'osservanza da parte delle imprese del Lazio che svolgono attività di produzione e commercio internazionale. L'introduzione di questi principi è per noi motivo d'orgoglio, e l'auspicio è che le altre regioni italiane seguano il nostro esempio".
Fonte: www.trend-online.com/?stran=izbira&p=pmi&id=117772 |
Terra futura |
03/04/2006 |
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Perché i singoli tentativi di costruire un futuro di sostenibilità diventino percorso comune occorre che i diversi grandi attori di questo cambiamento continuino a lavorare insieme: movimenti e realtà del terzo settore, cittadini singoli, enti locali e imprese, mondo della ricerca. Mettendo in rete le buone pratiche esistenti, e facendone patrimonio comune e diffuso.
Qui a Terra Futura, che ha registrato in tre giorni 78.000 visitatori, questi soggetti si sono ritrovati a dibattere agli stessi tavoli di confronto, si sono raccontati sperimentazioni e progetti, hanno lanciato insieme iniziative e presentato i risultati di esperienze funzionanti. Oltre che contenitore di buone pratiche, Terra Futura è stata in sé la buona pratica allargata di dialogo e incontro tra questi mondi: la prova che se il percorso è condiviso si può andare lontano, che si tratta di utopie concrete, sperimentabili o già sperimentate. Si possono produrre e utilizzare energie alternative, promuovere filiere corte per economie più leggere, vivere con stile più sostenibile i nostri consumi quotidiani, gestire in modo partecipato le scelte importanti per le nostre città, fare pressioni importanti sulle imprese non sostenibili e sui Governi,...
Fondamentale in questa direzione lo si è detto a più voci qui a Firenze - il ruolo dei movimenti, che in preparazione ai prossimi forum sociali, su iniziativa del Gruppo di lavoro italiano per i Forum internazionali, si sono dati appuntamento a Terra Futura per cercare insieme luoghi di elaborazione e iniziativa comuni. Raffaella Bolini, responsabile attività internazionali Arci, facendosi portavoce di istanze condivise ha lanciato la proposta di «un coordinamento italiano che inizi a lavorare in vista della giornata mondiale di mobilitazione, in calendario per il 2008, e svolga una funzione di stimolo anche per la partecipazione al Forum Sociale Europeo di Atene (maggio 2006) e al Forum Sociale Mondiale (Nairobi 2007)».
«A Terra Futura si è riunito chi crede non solo che la sostenibilità è necessaria, ma è anche possibile - dice Ugo Biggeri, presidente Fondazione culturale Responsabilità etica, facendo un bilancio di questa terza edizione - . E la condivisione dei partner che hanno lavorato insieme all'evento ha fatto sentire tutta la sua forte potenzialità. Occorre ora rafforzare la piattaforma comune di valori e di impegni concreti, per passare da un progetto a un percorso condiviso, e per incidere davvero sul sistema socioeconomico che vogliamo diverso».
Susan George, direttore Transnational Institute, ha affermato: «A Terra Futura abbiamo potuto discutere assieme le possibili soluzioni per riuscire a salvare l'ambiente. Il cambiamento necessario non può avvenire spontaneamente, perché tocca equilibri politici e rapporti di forza: ha bisogno di strategie e soluzioni comuni».
Anche perché, come ha affermato Gunter Pauli, fondatore di Zero Emission Research&Initiatives, «come attivisti non abbiamo sempre chiara la connessione tra i vari fenomeni. Ad esempio, è vero che pulire i fiumi è distruggere le foreste, perché quando lo si fa per i fiumi in Europa si utilizza il composto dell'olio di palma tratto dagli alberi delle foreste indonesiane. Ancora: si parla di crisi del caffè ma non si pensa a cosa ci sta dietro. In una tazzina di caffè c'è solo lo 0,08% della biomassa prodotta, ma se facessimo uso al 100% del prodotto potenzieremmo la produzione 500 volte tanto». Ma c'è già chi attua buone pratiche di sostenibilità... «Con gli scarti del caffè - ha spiegato ancora Gunter - sono migliaia gli agricoltori che in Colombia coltivano una specie di funghi, con i funghi allevano il bestiame, con i rifiuti del bestiame ottengono biogas e concimi per coltivare le palme che poi fanno ombra ad altre piante e così via, fino ad ottenere semi organici per coltivare il limone e la citronella che servono a tenere lontani i parassiti dalle piantagioni, ma anche a produrre le tisane. E il ciclo continua anche oltre».
Un'altra testimonianza dal Sud America dimostra che il sistema può essere cambiato partendo dal basso. Suor Patricia Wolf è direttore dell'ICCR Centro interreligioso sulla responsabilità sociale, una coalizione internazionale di 275 investitori cristiani ed ebraici che investono i loro patrimoni per votare ogni anno più di 100 risoluzioni di carattere sociale e ambientale nelle assemblee degli azionisti delle maggiori imprese americane. «Nel '96 abbiamo scoperto che una multinazionale americana sfruttava gli operai negli stabilimenti del Sud America - ha raccontato portando un esempio -. Le nostre azioni di pressione per ottenere trasparenza e controllo sulla produzione nonostante l'azienda affermasse che era tutto secondo le norme, hanno permesso il completo monitoraggio di tutti gli stabilimenti seguito da un rapporto pubblicato sul web».
Dalle grandi azioni che agiscono sugli alti livelli del sistema, a ciò che aiuta a praticare ogni giorno la sostenibilità: a Terra Futura stand e laboratori con impianti solari o minieolici, soluzioni per il risparmio idrico, impianti fotovoltaici, detersivi alla spina, tintura naturale degli abiti, gioielli realizzati con oggetti di riciclo, l'Energy Camper (alimentato con fonti energetiche alternative), il veicolo Reva (l'auto elettrica che rispetta l'ambiente), il risciò a pedali per una mobilità totalmente ecologica, la casa sostenibile, il trattore a olio di colza, la <ìb>cucina solare, la carne vegetale muscolo di grano, gli ecogiochi, tra cui i giochi creati con materiali di scarto, i palloni equosolidali, abbigliamento in fibre naturali,. E proprio in tema di abiti è stata presentata stamattina la Guida al vestire critico, a cura del Centro Nuovo Modello di sviluppo. Una presentazione accompagnata da un sfilata di abiti vintage organizzata da ManiTese Firenze .
390 gli espositori in rassegna in questa edizione, in un'area fieristica di 100 mila metri quadrati; 180 gli appuntamenti culturali in calendario per oltre 680 relatori intervenuti. Dagli strumenti di promozione dell'iniziativa (stampati su carta ecologica, riciclata e carta latte), alle posate biodegradabili in Mater-Bi, fino al recupero della moquette usata durante l'evento, e ancora annullamento di emissioni di CO2 prodotte, raccolta differenziata dei rifiuti, ristorazione equosolidale e biologica, gadget "sostenibili" per i visitatori; e ancora la valorizzazione del contributo di relazioni che hanno consentito di costruire l'evento a partire dalle diverse possibilità dei singoli espositori. Tutto all'insegna dell'ecocompatibilità e della sostenibilità, in coerenza con i temi e gli obiettivi della manifestazione.
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Fair Watch |
03/04/2006 |
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Presentato a Terra Futura , [fair]watch, un blog indipendente per fornire informazione e approfondimenti sui temi della Responsabilità Sociale, Economie Solidali, ambiente e diritti. Il progetto è stato lanciato da [fair], la rete di consulenti, formatori e comunicatori per un’economia solidale. |
Diritti in gioco |
03/04/2006 |
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Produrre palloni e migliorare al tempo stesso le condizioni di lavoro e di vita della popolazione pakistana. E’ l’obiettivo di “Diritti in gioco”, progetto sviluppato dalla cooperativa Commercio Alternativo nel distretto di Sialkot in Pakistan, luogo dove vengono prodotti circa il 70% di tutti i palloni da calcio del mondo. Il progetto prevede la produzione di palloni certificati da Fairtrade secondo i propri standard etici, oltre che il rafforzamento del ruolo dei sindacati locali e il potere contrattuale dei lavori stessi. Un progetto di collaborazione con Associazione Botteghe del Mondo per la campagna “Difendiamo i loro diritti” (promossa dalla rete botteghe del commercio equo europea NEWS), contro lo sfruttamento del lavoro minorile ed il ruolo positivo del commercio equo.
Fonte: Commercio Alternativo
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Cotone |
03/04/2006 |
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I benefici del cotone biologico sembrano superare nettamente quelli del cotone Bt, i cui costi colturali 2005 nel Kharif sono stati del 67% più alti, generando redditi più bassi almeno del 37 per cento, secondo quanto rivela un'indagine del Centre for Sustainable Agriculture.
NUOVA DELHI: Gli studi condotti nello stato dell’Andhra Pradesh hanno scoperto che il costo colturale complessivo per il cotone Bt è stato di 8.366 rupie per acro, contro 5.008 rupie per quello biologico ( 388 euro per ettaro nel cotone OGM, 236 per quello biologico)
Il reddito netto per acro (reddito lordo meno costo colturale complessivo), sul cotone Bt è stato di 3.551 rupie, contro le 5.618 rupie del cotone biologico. ( 164,5 euro per ettaro per il cotone OGM, 236 per quello biologico)
Va detto che in termini di reddito lordo, il cotone BT segnava migliori performance rispetto al cotone biologico,dato che la sua resa media è stata di 15.35 quintali per ettaro in confronto a 13.07.
Il reddito lordo del cotone Bt è stato di 552.7 euro per ettaro, contro quello di 492.8 per il cotone biologico, ma il prezzo di mercato medio del cotone transgenico è stato di 1.941 rupie al quintale (36 euro tondi), contro le 2.032 (37.7 euro) di quello biologico.
Lo studio si è basato su un monitoraggio continuo per tutta l’annata agraria di 120 campi investiti a cotone Bt in cinque distretti dell’Andhra Pradesh e di 123 biologici (o comunque senza pesticidi) di quattro distretti.
"Il cotone Bt non solo non risponde alle promesse fatte dalle aziende sementiere nella loro pubblicità, ma perde su tutta la linea in confronto con il cotone biologico e quello semplicemente senza fitofarmaci”, ha dichiarato G V Ramanjaneyulu, direttore generale del Centre for Sustainable Agricolture.
Va anche tenuto presente che i rischi della coltivazione di cotone OGM sono elevati e spesso ignori e imprevedibili, ha aggiunto.
Lo studio ha anche determinato in 1629 rupie per acro il costo degli antiparassitari (75, 5 euro per ettaro, cioè 4,8 volte superiore a quello delle altre aziende).
Fonte: Daily news & analysis India, 2 aprile 2006
traduzione di Roberto Pinton per GreenPlanet
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Ambiente |
31/03/2006 |
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Presentato ieri (30 marzo 2006) a Park Life da Unep/Map (Programma Ambiente Mediterraneo dell’Onu) e Legambiente il Dossier sullo stato di salute delle coste del Mediterraneo. La presentazione del dossier ha praticamente inaugurato Park Life, secondo salone e dei parchi e del vivere naturale organizzato da Legambiente, Federparchi, Compagnia dei Parchi e Fiera di Roma fino a domenica prossima presso la Fiera di Roma. 20.000 chilometri di coste rocciose e sabbiose, di zone umide, di estuari, delta e stagni costieri sono stati cancellati dal Mar Mediterraneo, su 46.000 complessivi. Il cemento sottrae quindi alla natura il 40% dei litorali, delicate zone di transizione tra mare e terra, dove vive il 7% di tutte le specie marine mondiali. Ma questa cifra è destinata a crescere: entro il 2025 oltre il 50% delle coste mediterranee sarà cementificato. È la previsione del Dossier sullo stato dei litorali del Mediterraneo, elaborato dal Plan Bleu dell’Unep/Map.
584 città, 750 porti turistici e 286 commerciali, 13 impianti di produzione di gas, 55 raffinerie, 180 centrali termoelettriche, 112 aeroporti e 238 impianti per la dissalazione delle acque insistono sulle nostre coste. Ma il Dossier, che è parte di uno studio più ampio su Un futuro sostenibile per il Mediterraneo che riporta gli indicatori ambientali e i trend della regione, dimostra che se non ci saranno interventi il “furto” di coste è destinato a peggiorare. Altri 20 milioni di persone andranno ad aggiungersi alla popolazione residente entro il 2025, così come ulteriori 137 milioni di turisti si uniranno ai 175 milioni che già oggi frequentano i paesi mediterranei, e particolarmente i litorali, nei mesi estivi.
Un tasso di crescita che farà conquistare al cemento più della metà del patrimonio naturale appartenente ai 21 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Eppure per le risorse naturali è stato calcolato un preciso valore economico, oltre a quello ecologico, sociale e culturale che indiscutibilmente possiedono. Lo studio riportato da Plan Bleu dell’Unep/Map afferma che in Europa un chilometro quadrato di zona umida può arrivare a valere 2,4 milioni di euro. Un prezzo raggiunto calcolando i servizi ambientali forniti da queste aree di transizione: depurazione delle acque, contenimento delle alluvioni e delle piene, contributo al ripopolamento di specie ittiche, turismo.
«Il Mediterraneo è uno dei 25 hotspots, i punti caldi della conservazione planetaria», afferma Paul Mifsud, coordinatore dell’Unep/Map. «Nel 1999 è entrato in vigore in tutti paesi mediterranei un protocollo per la difesa della biodiversità, dove sono state inserite oltre 150 aree protette costiere, di cui 50 in acque aperte. Il piano d’azione strategico per la biodiversità, il SAP BIO, che rappresenta lo strumento di attuazione del protocollo, ha fissato come target l’aumento del 50% delle aree protette nel Mediterraneo e la creazione di riserve marine di pesca su almeno il 20% delle nostre coste. Lo scenario presentato dal rapporto Un futuro sostenibile per il Mediterraneo dell’Unep/Map - ha concluso Mifsud - solleva questioni che necessitano di decisioni immediate, adottando programmi regionali per la gestione sostenibile della fascia costiera e migliorando il sistema delle aree protette mediterranee».
“I problemi del Mediterraneo – ha dichiarato Roberto Della Seta, presidente nazionale Legambiente - sono oggi il sovraffollamento, l’inquinamento, la cementificazione, l’industria senza regole, che mettono in crisi gli ecosistemi e provocano una grave perdita di biodiversità. Iniziare a dare delle risposte efficaci è possibile solo se si inizia a guardare a questi problemi non solo in chiave nazionale ma di sistema mediterraneo. Senza dubbio – ha concluso Della Seta – occorre l’integrazione delle politiche dei Paesi rivieraschi per combattere i problemi dell’inquinamento e una più intensa collaborazione per valorizzare le risorse che sono alla base dello sviluppo locale. Sul fronte italiano auspichiamo una nuova politica del mare, che segni una inversione di rotta rispetto alle scelte degli ultimi anni, segnate da condoni edilizi, cementificazione, abusivismo sul demanio, svendita delle spiagge”.
Fonte: Unimondo
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