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Medici Senza Frontiere - Missione Italia: Onlus che offre soccorso sanitario e testimonia le violiazioni dei diritti umani cui assiste durante le sue missioni

Fabrizio De Andrè: ed avevamo gli occhi troppo belli
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 Ambiente 31/03/2006
TERNI - Prenderà il via il 6 aprile a Narni il corso di formazione gratuito sul tema “Cultura e patiche del volontariato ambientale”, rivolto a 20 volontari delle associazioni provinciali.
L’iniziativa, finanziata dal Cesvol della Provincia di Terni, è organizzata dai circoli di Legambiente di Terni, Stroncone e Narni ed ha il patrocinio del Comune di Narni.

Le domande saranno accettate in ordine cronologico fino al raggiungimento del numero di corsisti previsto. Per l’iscrizione è necessario compilare e rinviare la scheda la scheda, che si può scaricare dal sito del ce.s.vol. (www.cesvol.net) o ritirare presso la sede del Ce.S.Vol. di Narni in via saffi 41/a, entro e non oltre mercoledì 5 aprile.

Il primo seminario si terrà giovedì 6 aprile nell’aula dell’Università di Narni dalle 15,30 alle 19,30: si parlerà di “Protezione Civile, rischio idrogeologico e prevenzione incendi” e relatore sarà Simone Andreotti Responsabile Nazionale Protezione Civile Legambiente. Il giorno seguente al Teatro “Manini” di Narni sarà affrontato il tema “Ambientalismo scientifico. Energia. Uscire dal petrolio”. Relatore Stefano Ciafani Responsabile Comitato Scientifico Nazionale Legambiente.

Nei successivi incontri obiettivo puntato su inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, sul legame tra criticità ambientali, giustizia sociale e pace, sulla cultura ambientalista per un nuovo Umanesimo.

Al centro dei seminari poi le aree protette e il turismo ecosostenibile, la gestione dei rifiuti, le questioni legate a mobilità e traffico ma anche le criticità ambientali in Umbria e le proposte di Legambiente sul lavoro svolto da Agenda 21 locale. A coordinare il corso sarà Andrea Liberati, Presidente del circolo di Terni di Legambiente.

 Etica d'impresa 31/03/2006
FORLI' - Hera Forlì-Cesena, contribuendo al sostegno della Cattedra di Business Ethics inaugurata giovedì mattina, diviene partner del Master in Fund Raising e Responsabilità Sociale dell’Università di Bologna - Facoltà di Economia di Forli.

Il Master, giunto quest’anno alla sua IV edizione, nasce nel 2002 per creare uno spazio di crescita e di formazione dedicato al vasto panorama della responsabilità sociale e degli strumenti volti al suo sviluppo nelle aziende nonprofit.

Il corso si rivolge a tutti coloro che desiderano professionalizzarsi nella raccolta fondi e a coloro che vogliano acquisire competenze nella responsabilità sociale d’impresa, per comprendere le dinamiche dello scambio tra chi dona e chi riceve in una nuova ottica di responsabilità sociale.

In occasione della cerimonia inaugurale è intervenuto l’Amministratore Delegato del Grupp Hera, Maurizio Chiarini, che ha trattato il tema del "Fund Raising e Responsabilità Sociale", a testimonianza dell’importante partnership che Hera Forlì-Cesena ha attivato da quest’anno con il Master. La responsabilità sociale d’impresa è l’insieme di comportamenti e di progetti che, sebbene siano orientati da logiche di natura essenzialmente economica, sono in grado di contribuire alla costruzione di uno sviluppo economico più equo e socialmente responsabile e ispirano quotidianamente il lavoro di Hera.
Fonte:Romagna Oggi


 Al via Terra Futura 31/03/2006
Tanti volti e tante esperienze diverse per dare voce alla sostenibilità. Si apre oggi Terra Futura la mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità (Firenze Fortezza Da Basso, venerdì 31 marzo – domenica 2 aprile). Alla sua terza edizione, l’evento si propone come veicolo di sensibilizzazione anche politica sui temi della sostenibilità. «Alla Fortezza - sostiene Ugo Biggeri, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus - si darà visibilità ad argomenti di cui non si sta parlando in questa campagna elettorale; “materia” su cui non si fa “politica”, né politiche. Terra Futura rappresenta, in questo senso, un’occasione per costruire un’agenda di riflessione e di impegni per il futuro governo».


Terra Futura 2006 è promossa e organizzata dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus per conto del sistema Banca Etica (Banca Etica, Consorzio Etimos, Etica SGR, Rivista “Valori”) e da ADESCOOP - Agenzia dell’Economia Sociale s.c., l’evento è realizzato in partnership con Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente, in collaborazione con importanti realtà e network.

390 espositori per 100 mila metri quadrati di area fieristica, 180 appuntamenti culturali e oltre 680 relatori, qualche numero per illustrare la manifestazione che, attraverso l’ampia area espositiva (dove trovano spazio associazioni e realtà non profit, istituzioni, enti locali e territoriali, imprese...) e il ricco calendario di convegni, dibattiti, worshop, seminari, laboratori e animazioni vuole proporre ai visitatori la sostenibilità da tutti i punti di vista: ambientale, economico, sociale...con un’attenzione particolare ai progetti e alle esperienze concrete.

In mostra le buone pratiche sperimentabili e già sperimentate, i prodotti e le soluzioni per adottare stili di vita capaci di garantire un futuro alla Terra: detersivi ecologici alla spina, pannelli fotovoltaici, sistemi per la riduzione del consumo idrico, vetture elettriche, un trattore a olio di colza, arredi naturali, prodotti bioplastici, cartoleria ecologica, l’Energy Camper dotato di mini generatore eolico e impianto di illuminazione a basso costo. E ancora, cosmetici naturali, proposte per favorire il turismo accessibile, mobilità alternativa, certificazioni ambientali, esperienze di finanza etica,... Le buone prassi a Terra Futura si toccano con mano e si imparano “dal vivo”, provando a tingere i tessuti in maniera completamente naturale, a riciclare il materiale di scarto per realizzare “preziosi” gioielli o divertenti giocattoli, a vestirsi “responsabilmente”, a comunicare in modo non violento, a evitare gli sprechi nel consumo quotidiano...

L’importante arena di dibattito offerta da Terra Futura, mantenendo come caposaldo la riflessione sui beni comuni - base di partenza per costruire un altro sistema socioeconomico che si preoccupi del loro mantenimento e della loro rigenerazione - spazierà dai temi del consumo e della produzione equi e sostenibili alla finanza etica, dalla responsabilità sociale d’impresa al turismo solidale, e anche tutela dell’ambiente, energie alternative e rinnovabili, bioagricoltura, bioedilizia, bioarchitettura, medicine non convenzionali, mobilità, politiche sociali, pace, diritti dei lavoratori, diritti umani, cooperazione internazionale, volontariato...



Ma a Terra Futura non mancano le animazioni per grandi e piccoli per imparare la sostenibilità divertendosi: via allora alla musica e agli spettacoli degli artisti più disparati, ai racconti di altre culture “in groppa all’asino”, ai giochi...e chi non vincerà al “mercante in fiera sostenibile” potrà rifarsi con l’Eco caccia al Tesoro

 Italia come Argentina 30/03/2006
Desmond Lachman, il 16 marzo 2006, ha firmato un articolo sul Financial Times dal titolo “L'Italia sta seguendo la stessa strada dell'Argentina verso la rovina” (Italy follows Argentina down road to ruin). L'autore è membro con Richard Perle, Paul Wolfowitz e Michael Leeden dell'American Enterprise Institute, uno dei maggiori think-tank della destra economica Usa e anche uno dei massimi sostenitori della politica di George W. Bush per quanto riguarda prima l'Iraq e ora l'Iran. Lachman è stato vicedirettore di Policy and Review Departement del Fondo Monetario Internazionale. Quando un uomo al vertice del potere internazionale come Desmond Lachman scrive un articolo, non chiarisce un punto di vista come avviene in un normale dibattito democratico, ma dà un ordine per renderlo esecutivo, capace com'è di esercitare indebite pressioni atte a provocare, se necessario, guerre economiche o veri scontri militari come in Iraq.

Perché questa analogia tra la situazione economica dell'Argentina degli anni Novanta e l'Italia di oggi? Questi due Paesi “stabilizzavano” le loro economie con svalutazioni periodiche, che davano maggiore competitività alle loro merci sul mercato internazionale e agivano sull'inflazione per diluire il debito pubblico. Ma negli anni Novanta l'Argentina agganciò la sua moneta al Dollaro. Questa scelta evidenziò che la valuta Usa era troppo forte rispetto all'economia del Paese sudamericano che entrò in una crisi devastante. L'Italia ha fatto la stessa scelta agganciando l'Euro, altra moneta forte, pur avendo un'economia debole, dovuta a scelte subalterne di politica economica effettuate dai vari governi che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi. Dopo l'aggancio con la valuta forte, i due Paesi si sono trovati di fronte ad un percorso obbligato: introdurre dure riforme del lavoro, “flessibilità” esasperata e precarietà generalizzata, prelievo fiscale diretto o indiretto per sanare il debito contratto drenando risorse dalle tasche dei piccoli risparmiatori verso le casse dei banchieri del FMI. Un disastro che in Argentina ha provocato, tra le altre cose, l'impossibilità per i risparmiatori di accedere ai propri depositi. Una situazione talmente paradossale che ha visto gli argentini morire di fame, pur avendo i supermercati pieni di generi alimentari. L'aggancio con l'Euro da parte del nostro Paese ha prodotto una situazione singolare: l'Italia deve pagare gli interessi del suo enorme debito pubblico alla Banca Centrale Europea, agli stessi tassi imposti dal FMI per i Paesi europei più forti, che compensano questo meccanismo usuraio con produzioni competitive in quanto ad alto contenuto tecnologico. L'Italia, che è sotto di 15 punti nella competitività alla Germania, non può più giocare la carta della svalutazione della Lira e della propria produzione essendo vincolata all'Euro, ricorre a salari da fame e al taglio della spesa sociale, grazie alla sua classe politica e imprenditoriale che si attiene scrupolosamente alle imposizioni del Fondo Monetario Internazionale. Helmut Reisen analista economico dell'OCSE, nel suo rapporto “China's and India's implications for the world economy” prevede un calo del 15% dei salari e degli stipendi in Europa e un leggero innalzamento di quelli dei Paesi asiatici, con un trasferimento di risorse verso i profitti. Questa politica del FMI ha obbligato la Cina nel 2005 ad un abbattimento dei prezzi delle sue merci esportate del 25%, per compensare gli aumenti dei prezzi di petrolio e degli impianti industriali, creando nel contempo in quel Paese ulteriori problemi sociali che hanno determinato una forte migrazione verso le città e hanno visto riemergere una forte opposizione sociale, soprattutto nelle zone agricole più povere. Il FMI vuole attaccare lo Stato sociale europeo, unica alternativa politica e sociale al modello liberista e ci propone come “cura” il modello asiatico.

Desmond Lachman sostiene nel suo articolo che l'Italia ha bisogno di forti riforme, come quelle introdotte in Argentina da Carlos Menem. Secondo Lachman, quindi, il nostro Carlos Menem da Arcore non ha ancora riformato a sufficienza nei cinque anni del suo governo e mette le mani avanti anche rispetto al futuro governo Prodi; in più intima ai Paesi forti dell'economia europea, Germania, Francia, Olanda, Belgio, ecc. di smettere di accollarsi i costi del nostro debito pubblico. È singolare che il monito sul debito pubblico ci arrivi dagli Stati Uniti, che sono i detentori del record mondiale del debito e che si diano indicazioni alla Banca Centrale Europea sulle scelte da fare. Con l'intervento di Lachman si formalizza, da parte dei poteri forti, la creazione di un'Europa a due velocità, come già aveva preconizzato Joachim Fels, economista della Morgan Stanley, in un'intervista dell'8 agosto 2005 alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Fels riteneva improbabile “che l'Italia esca dal sistema monetario europeo di sua volontà. É più probabile che i Paesi che vogliono la stabilità diranno: noi introduciamo una nuova moneta forte, che chiamiamo Neuro (New Euro). E così gli italiani e gli altri che diluiscono la qualità e stabilità dell'euro saranno lasciati fuori”. La creazione di un'Europa a due velocità ha lo scopo preciso di ridimensionare il peso politico del nostro continente, rispetto al blocco angloamericano. I paladini della concorrenza sono i primi a combatterla. Dopo la svendita degli anni Novanta delle industrie di Stato, l'attrattiva dell'Italia è comunque rappresentata dal suo risparmio: 140 miliardi di euro, che devono passare di mano e la lotta sul controllo delle banche ne è la parte visibile. Questa capacità di risparmio e una corretta politica fiscale potrebbero essere il volano del rilancio della ricerca, dell'industrializzazione su basi scientifiche avanzate, che non scarica solo sui più deboli i costi di questa modernizzazione. Ma questo richiede una grande autonomia, nei confronti di tutti. Siamo alla politica dell'assurdo: il nostro Paese, fedele esecutore delle direttive del FMI, viene criticato dal medesimo al solo scopo di ottenere la continuazione di quella nefasta politica anche con i futuri governi. Da questi fatti si evidenzia una continua ingerenza dei banchieri e delle loro strutture e una debolezza di fondo delle istituzioni e dei politici nei vari Paesi europei. In sostanza i politici sono incapaci di contrapporre una loro autonoma politica in alternativa a quella del Fondo Monetario Internazionale. E' come se sul nostro territorio ci fosse una pletora di uomini politici, di forze economiche e intellettuali che operino contro l'unità e i valori europei. Nessuno mette nel proprio programma politico scelte utili ad arginare questa disfunzione del sistema democratico, anzi ogni governo nazionale, tramite la propria Banca Centrale, si fa docile strumento di scelte che come consenguenza produrranno solo tensioni sociali sul nostro territorio, vedi il caso italiano e francese, a vantaggio di chi vuole continuare in modo imperituro a governare le sorti del mondo senza essere mai sottoposto ad un democratico e salutare voto. In sostanza i signori del FMI giocano con carte truccate: si comportano come i Re di Lidia del VI secolo a.c. ideatori della moneta, che veniva coniata in elettro, una lega oro-argento che doveva contenere un 70 per cento d'oro: ma ad un attento esame si è riscontrato che in quelle monete di oro ce n'era solo il 53 per cento.

Fonte: Valori

INFO: Financial Times

 Acqua 30/03/2006
Il Forum mondiale sull’acqua di Città del Messico si è chiuso senza offrire soluzioni concrete alla crisi idrica mondiale. Nessun impegno per il futuro, nessuna azione concreta dai ministri presenti al meeting, che implichi una sostanziale inversione di tendenza. «Quando il Forum è iniziato una settimana fa un abitante su sei sul pianeta non aveva accesso all’acqua” dice Jamie Pittock, Direttore mondiale acque del Wwf. «Oggi, a chiusura dei lavori, il rapporto rimarrà il medesimo» [Corriere della sera].

Con circa 5 milioni di persone che muoiono per malattie legate all’acqua i governi presenti a Città del Messico non hanno saputo creare le premesse per risolvere il complesso problema della crisi idrica mondiale.

Lo stesso Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, ha ribadito che la gestione sostenibile delle risorse idriche rappresenta un imperativo cui tutti siamo chiamati a rispondere. «La storia dell'umanità - ha ricordato Ciampi - è intimamente legata ai grandi bacini fluviali. I fiumi sono stati la culla delle più importanti civiltà. Hanno rappresentato e rappresentano un bene primario per la vita dei popoli, le vie di comunicazione più dirette e sicure, una insostituibile fonte di energia pulita e rinnovabile per le attività economiche ed industriali».

L’ossessione dei governi per le grandi infrastrutture, tema molto discusso a Città del Messico, non risolve la crisi di acqua nel mondo e neanche induce a pensare i corsi d’acqua come veri e propri ecosistemi naturali. «L’ approccio esclusivamente tecnico e idraulico porta a considerare i fiumi più simili a canali che a bacini idrografici» ricorda Fulco Pratesi Presidente Wwf Italia: “Si dimenticano gli aspetti geomorfologici, idrologici, ecologici; si interviene comunemente con opere a forte impatto ambientale con una logica di emergenza e in modo localizzato”.
Fonte:GreenPlanet


 Terra Futura 2006 30/03/2006
Nell'ambito di Terra Futura si svolgerà sabato 1 aprile dalle 12 alle 13 la conferenza e il workshop Diritti in gioco.

PROGRAMMA

- Stefano Martini, Responsabile sviluppo progetti di Soc. Coop. Commercio Alternativo
- Paolo Pozzo, Direttore di Iscos – Cisl Piemonte
- Glenda Spiller, Settore “palloni del commercio equo” di Fairtrade – Transfair Italia
- Andrea Reina, Presidente di Associazione Botteghe del Mondo e Campagna News “Difendiamo i loro Diritti”
- Michele Papagna, Coordinatore de l’Altropallone e campagna “Altri Mondi, Altri Mondiali”

Durante la conferenza stampa verrà presentato in anteprima nazionale il progetto di cooperazione internazionale e commercio equo solidale “Diritti in gioco”. Si tratta di un intervento nel settore della produzione di palloni in Pakistan, attraverso il quale, con l’aiuto del commercio equo solidale, si vuole generare attenzione e risorse per l’appoggio alle attività di miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita della popolazione locale che l’ong Iscos - Cisl sta realizzando e programmando. Il progetto nasce come risposta di collaborazione con Associazione Botteghe del Mondo per la campagna “Difendiamo i loro diritti”, contro lo sfruttamento del lavoro minorile ed il ruolo positivo del commercio equo.
Durante il workshop, addetti ai lavori, ong, organizzazioni del commercio equo solidale, associazioni, mezzi di comunicazioni, potranno confrontarsi con i promotori del progetto e sulle possibilità di sostenere e promuovere le attività del progetto.


 Borse di studio 29/03/2006
Anche quest’anno Altroconsumo mette a disposizione tre borse di studio di 1.000 euro ciascuna per la partecipazione al corso “Concorrenza e libera circolazione di beni e servizi”, organizzato dalla Trento School of Management in collaborazione con Altroconsumo.

Il corso, che è articolato in sei giornate, a partire da venerdì 21 aprile 2006 e per i cinque venerdì successivi, si rivolge a chi è interessato a conoscere le regole nazionali ed europee in vigore nel campo del consumo, le regole della concorrenza e i costi della tutela del consumatore. In cattedra si alterneranno docenti universitari ed esperti del settore (tra cui alcuni di Altroconsumo ).

La richiesta della borsa di studio (attribuita in base al reddito e al merito) va fatta entro il giorno 15 aprile 2006 direttamente alla sede di Altroconsumo di Bolzano (0471/974945). Per maggiori informazioni consultate il sito della Trento School of Management (www.tsm.tn.it).
INFO: Altroconsumo


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