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Medici Senza Frontiere - Missione Italia: Onlus che offre soccorso sanitario e testimonia le violiazioni dei diritti umani cui assiste durante le sue missioni

Fabrizio De Andrè: ed avevamo gli occhi troppo belli
News
 Energia 13/03/2006
Quindici anni di tempo per convertire l’intero sistema energetico nazionale alle energie rinnovabili, senza costruire nuovi impianti nucleari. Lo ha annunciato il governo svedese. Se manterrà la promessa, diventerà la prima economia al mondo a vivere senza l’oro nero.
Il programma per l’uscita dal petrolio sarà studiato da un comitato di industriali, accademici, agricoltori, costruttori di auto, impiegati pubblici, che nei prossimi mesi riferiranno al parlamento i contenuti del progetto.
La decisione di abbandonare il petrolio mette la Svezia al primo posto nel gruppo dei paesi verdi. Tra questi c’è l’Islanda che spera entro il 2050 di alimentare tutto il suo parco di auto e navi con l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, in particolare geotermia e idroelettrico. Anche il Brasile entro 5 anni intende alimentare l’80% delle sue navi da trasporto con l’etanolo derivato principalmente dalla canna da zucchero.
La Svezia è in vantaggio sulla maggior parte delle altre nazioni. Nel 2003 il 26% di tutta l’energia consumata proveniva da fonti rinnovabili, in Europa è in media ancora solo del 6%. Nello stesso anno solo il 32% della sua energia proveniva dal petrolio, mentre nel 1970 era il 77%.
Fonte: Valori

 Terra e Libertà 13/03/2006
Il progetto delle «Fiere dei particolari» Critical Wine è nato nel 2003, dall’incontro tra Luigi Veronelli – grande precursore della cultura eno-gastronomica in Italia – e quei movimenti sensibili ai problemi della terra, dell’ambiente e dell’agricoltura. Negli ultimi anni della sua vita Veronelli (scomparso nel dicembre del 2004) si è dedicato anima e corpo a promuovere l’incontro tra vignaioli (in genere produttori piccoli ma di grande qualità), movimenti sociali capaci di reinventare l’«ambientalismo» e movimenti dei consumatori.

Il suo sforzo si è concretizzato in numerose «Fiere dei particolari», avvenute in diverse città italiane (Bologna, Empoli, Jesi, Milano, Roma, Verona), alle quali hanno partecipato centinaia di produttori di vino e diverse migliaia di persone.

Il risultato di questi fortunati incontri è stato un approfondimento dei problemi legati alla coltivazione viti-vinicola e la nascita di un progetto che vede uniti produttori e consumatori contro un’agricoltura estensiva e industriale; per la valorizzazione dei vitigni autoctoni e della vinificazione artigianale; per la trasparenza sui prezzi e i ricarichi della filiera distributiva (che porta una bottiglia a quintuplicare di prezzo se consumata al tavolo di un ristorante)...

Da qui l’idea del prezzo sorgente stampato sull’etichetta che indica con chiarezza il prezzo a cui il produttore vende il suo vino in cantina, uno strumento che permette al consumatore di «vedere» i ricarichi indotti dalla filiera e costringe gli intermediari a giustificare i propri sovrapprezzi.

Da qui l’idea di un catalogo dei produttori Critical Wine ispirato allo slogan «mercato senza mercanti» da proporre a enoteche, bar, ristoranti con il quale sperimentare il prezzo sorgente.

Da qui l’idea dell’autocertificazione del produttore. I vignaioli che partecipano a tutte le «Fiere dei particolari» forniscono un’autocertificazione nella quale devono elencare: metodi di coltivazione e vinificazione, tipologia dei terreni, metodo di lavoro, qualità delle relazioni ambientali e sociali, rapporto tra superficie coltivata e numero di bottiglie prodotte. Dati che consentono al consumatore di capire molto di più della semplice etichetta «certificazione biologica» e che riportano il produttore alle sue responsabilità ambientali e sociali, oltre che a quelle sulla qualità e la salubrità del suo prodotto.

Le «Fiere dei particolari» oltre a valorizzare il lavoro di artigiani del vino (spesso poco noti ma con grandi capacità) sono momenti di incontro tra consumatori, perché il giudizio sulla qualità di ciò che si beve non passa solo per il gusto. Non a caso dalle «Fiere dei particolari» sono nati gruppi d’acquisto, mercati settimanali e mensili, spacci autogestiti ispirati dall’idea che i consumatori sono anche coproduttori.

La seconda edizione romana della «Fiera dei particolari» si svolgerà (come già la prima dell’ottobre del 2004) negli splendidi locali del centro sociale Forte Prenestino. Letture, visioni, dibattiti, assaggi, con 100 vignaioli e altri 50 coltivatori di diversi generi alimentari per costruire un altro consumo e festeggiare la vita, ricordando l’amato maestro Luigi Veronelli.

Fiera dei Particolari/Terra e Libertà/Critical Wine
17, 18 e 19 marzo 2006
sensibilità planetarie ribelli e agricoltura contadina
Roma - csoa Forte Prenestino
via F.Delpino - (centocelle)

ORARI DEGUSTAZIONI:
VENERDI 17 MARZO (16.00-20.00) SABATO 18 MARZO (12.00-20.00) DOMENICA 19 MARZO (12.00-20.00)

INGRESSO:
FINO ALLE 20.00 INGRESSO CON BICCHIERE 5,00 EURO – DOPO LE 20.00 INGRESSO PER CONCERTI 3,50 EURO

INFO: Critical Wine
www.forteprenestino.net


 Contratto di primo impiego 11/03/2006
Feriti e panico. Poliziotti contro studenti e Parigi torna nel'68, con la Sorbona che torna ad essere il fulcro della protesta. All'alba è scattato il blitz delle forze anti-sommossa francesi contro gli studenti che da giovedì sera occupavano la storica università per protestare contro la nuova legislazione del lavoro. Verso le 4 del mattino la polizia ha fatto irruzione all'interno dell'università parigina e usando i lacrimogeni hanno costretto in pochi minuti i 400 ragazzi ad uscire dalle aule.

L'irruzione ha creato forte panico anche perché alcuni studenti hanno tentato di resistere gettando contro i poliziotti un pò di tutto, da estintori a sedie a libri. In vista dell'assalto finale al'interno dell'ateneo erano stati accumulati oggetti pesanti davanti ai portoni di ingresso.

Gli incidenti, cominciati verso mezzanotte sulla piazza antistante l'università, sono proseguiti anche in boulevard Saint Michel, dove sono state smantellate piccole barricate. Stamattina gli agenti muniti di manganelli e di gas lacrimogeni hanno fatto irruzione nello storico ateneo parigino, stroncando i tentativi dei giovani di opporsi: nel giro di dieci minuti il complesso è stato completamente fatto evacuare. Gli studenti avevano cercato di fermare la carica formando una catena umana al grido di "Resistenza pacifica!", ma non sono riusciti a evitare lo sgombero.

Gli scontri hanno provocato diversi feriti: tra questi almeno undici poliziotti, un dimostrante e un fotografo che stava seguendo gli sviluppi della vicenda. In totale, dall'inizio dell'occupazione dell'ateneo parigino, sono 31 le persone rimaste ferite. Incidenti analoghi hanno avuto luogo nella notte anche in numerose altre delle 85 Università di Francia presidiate nei giorni scorsi dai manifestanti.

L'occupazione della Sorbona rientrava nella protesta in corso in tutta la Francia contro il Cpe, la legge sul contratto di primo impiego voluta dal governo conservatore del premier Dominique de Villepin per combattere la disoccupazione giovanile, ma che agevola i licenziamenti senza giusta causa per i neoassunti di età inferiore ai 26 anni.

Intanto sindacati e studenti vogliono approfittare del momento di difficoltà del governo e non intendono allentare la pressione. Il 16 ed il 18 marzo si terranno due nuove giornate di protesta
: la prima, destinata agli studenti, sembra destinata a diventare una sorta di prova generale per la seconda.

Il momento difficile per Dominique de Villepin rischia di diventare un vero incubo politico. Il premier è tra l'altro in difficoltà anche su un altro tema che riguarda da vicino i giovani, la legge sul diritto d'autore.

FonteRepubblica.it

 Abiti Insanguinati 11/03/2006
Neal Kearney, segretario generale della Federazione internazionale dei sindacati dei lavoratori tessili e delle calzature, l’International Textile Garment and Leather Workers Federation (ITGLWF), ha scritto al primo ministro del Bangladesh, Khaleda Zia, sollecitando un’inchiesta immediata sui recenti disastri in due fabbriche tessili del Paese, per individuare le responsabilità, a livello politico e industriale, in modo che possa essere fatta giustizia.

I sindacati sottolineano che le decine di morti delle scorse settimane sono stati, in realtà, uccisi, dal momento che queste tragedie erano totalmente evitabili, essendo stati ripetuti gli allarmi sollevati ma ignorati dal mondo industriale.

I gravi incidenti susseguitisi anno dopo anno, denunciano i sindacati, sono stati rapidamente dimenticati, sia dall’industria che dal governo. Le leggi esistono ma sono generalmente ignorate, senza che si sia fatto neppure lo sforzo per far sembrare che fossero applicate, ed è inutile sperare che l’industria si autoregolamenti. Quest'inerzia, il disinteresse e la negligenza rendono le recenti morti di Chittagong e Dhaka nient’altro che degli omicidi.

La richiesta è che le famiglie dei deceduti siano risarcite in modo esemplare e che ai feriti siano assicurate tutte le cure mediche e riabilitative necessarie.

Per prevenire nuovi disastri nelle fabbriche tessili del Bangladesh, i sindacati chiedono un programma d’ispezioni ufficiali e professionali, avvalendosi anche di esperti stranieri, da completare entro il 30 giugno, in modo da dotare tutti i siti produttivi di certificati di sicurezza strutturale e antincendio, oltre ad altre misure di gestione interna della sicurezza.

Tutte le fabbriche non in regola si chiede siano chiuse, sino a che non si saranno adeguate.

L’ITGLWF riunisce 220 organizzazioni sindacali in 110 Paesi, tra cui le italiane Filtea-Cgil, Femca-Cisl e Uilta-Uil, rappresentanti oltre 10 milioni di lavoratori del settore.

Info & Approfondimenti:
  • Campagna Abiti Puliti

  • Clean Clothes Campaign

  • I nostri abiti sempre più insanguinati

  • Voci di donne


  •  Guerra dei colluttori 11/03/2006
    La casa farmaceutica Pfizer ha denunciato Procter & Gamble, giudicando falsa e ingannevole la pubblicità del colluttorio Crest Pro Health, che negli Stati Uniti viene trasmessa su tv e radio da dicembre.

    Pfizer, che produce il collutorio Listerine, chiede alla Corte distrettuale di New York di ordinare la cessazione della pubblicità contestata ed un risarcimento almeno pari ai profitti e ai vantaggi ottenuti in modo scorretto da Procter & Gamble.

    Pfizer contesta la pubblicità del concorrente perché afferma, senza alcuna prova a sostegno, che quattro dentisti su cinque raccomandano Crest Pro Health, per la sua efficacia e superiorità.

    Nella denuncia, di cui ha dato per primo notizia il Wall Street Journal del 6 marzo, si afferma che la campagna pubblicitaria ha danneggiato irrimediabilmente Pfizer e i consumatori, a causa di false affermazioni, che sembrano cercano di comparare il Crest Pro Health con il Listerine.

    All’inizio del 2005, era stata Pfizer ad essere condannata per una pubblicità falsa e ingannevole del Listerine. In quel caso, l’azione giudiziaria era stata avviata da Johnson & Johnson, che produce un filo interdentale.

    Pfizer ha dovuto cambiare le etichette del Listerine, dove si affermava che il colluttorio agiva contro la placca e le gengiviti con la stessa efficacia di un filo interdentale. La spesa per il cambio delle etichette è stata stimata in circa due milioni di dollari.

    Fonte:Rsinews

     Coca cola 10/03/2006
    Per voce del suo Direttore Generale in Italia Nicola Raffa, la The Coca-Cola Company profila l’integrale violazione dell’accordo firmato in Campidoglio il 7 novembre 2005 con il Sindaco Veltroni. Coca-Cola afferma infatti che non ci sarà nessuna commissione d’inchiesta in Colombia, ma solo una visita delle istituzioni, che tra l’altro non avverrà a Marzo, ma nelle modalità da concordare nelle prossime settimane con il Sindaco di Roma Veltroni, escludendo di fatto gli altri firmatari dell’accordo. Rispetto a tali affermazioni, la REBOC - RETE BOICOTTAGGIO COCA-COLA ritiene che esse costituiscano una gravissima presa in giro dei 20.000 cittadini italiani che hanno aderito attivamente alla campagna di boicottaggio, delle centinaia tra associazioni, sindacati e partiti che appoggiano la campagna e soprattutto di tutti i firmatari del suddetto accordo, cioè il Sindaco di Roma, l’Assessore alla Regione Lazio Luigi Nieri e i presidenti di Municipio Massimiliano Smeriglio e Sandro Medici.

    L'accordo firmato il 7 novembre in Campidoglio non nasce dalla volontà della Coca-Cola né da quella di Veltroni, ma dalla campagna di boicottaggio che in Italia, anche con la partecipazione di alcuni rappresentanti istituzionali, ha denunciato i gravi crimini di cui la Coca-Cola si è resa responsabile in Colombia. Questa campagna, anche con la presa di posizione dei Municipi X e XI, ha costretto la Coca-Cola ad accettare la Commissione d’inchiesta a Marzo con la partecipazione dei soggetti che l'hanno criticata in Italia: istituzioni, sindacati e società civile, come recita l'accordo. Per questo motivo il rispetto dell’accordo non può prescindere dalla partecipazione alla Commissione dei soggetti che in Italia hanno denunciato le gravissime violazioni dei diritti umani e del diritto di libertà sindacale che la Coca-Cola ha posto in essere in Colombia. Tra questi soggetti non c’è dubbio che il primo e più rappresentativo sia la REBOC.

    A questo punto chiediamo alle istituzioni firmatarie dell’accordo, all’Assessore Nieri, ai presidenti Smeriglio e Medici e soprattutto al Sindaco Veltroni, che ne è garante, di far rispettare l’accordo, che prevede la partenza della Commissione entro Marzo, composta non solo dalle istituzioni, ma anche da rappresentanti dei sindacati e della società civile italiana. La conferma da parte della multinazionale di non voler rispettare l’accordo andrebbe a sancire ancora una volta la sua inaffidabilità ed incapacità di rispondere in modo convincente alle critiche che gli sono state mosse in tutto il mondo ed in primo luogo in Italia, dando ulteriori argomenti a chiunque voglia appoggiare la giusta lotta dei sindacalisti colombiani con il boicottaggio o con le forme che si ritengono più opportune.

    Nel caso in cui la Coca-Cola voglia perseverare nella violazione dell’accordo, chiediamo agli altri firmatari di assumere iniziative di alto livello per aumentare la pressione su Coca-Cola, perché rispetti i diritti umani e sindacali in Colombia, attraverso l’applicazione e la promozione del boicottaggio sui prodotti e campagne di denuncia ed informazione a livello locale e nazionale, istituzionale, partitico, sindacale e associativo. Da parte nostra confermiamo la disponibilità a partecipare alla Commissione, solo ove questa sia realmente in grado di rispondere alle domande di verità e giustizia dei lavoratori e sindacal! isti colombiani. Qualora entro il 15 Marzo non giungano garanzie relative al rispetto dell’accordo, annunciamo che metteremo in campo nuove iniziative di boicottaggio a livello locale e nazionale, di livello progressivamente più alto.
    Siamo inoltre pronti ad estendere il boicottaggio dei prodotti Coca-Cola ai marchi di acqua in bottiglia provenienti dalla Fonte del Vulture, rispetto ai quali Coca-Cola ha siglato un preliminare di vendita per 35 milioni di euro.
    Fonte: REBOC - RETE BOICOTTAGGIO COCA-COLA

     Le donne dicono No alla guerra 10/03/2006
    103.000. E' questo il numero delle adesioni raccolte dall'Associazione statunitense Codepink che dall'inizio dell'anno all'8 Marzo, Giorno Internazionale della Donna, aveva lanciato un appello globale per raccogliere 100.000 firme da consegnare alle ambasciate, ai consolati, agli uffici federali statunitensi, in tutto il mondo. In questo modo l'Associazione cerca di fare pressione sui governi, sulle Nazioni Unite, sulla Lega Araba, sui Vincitori del Premio Nobel per la Pace, sui capi religiosi e di altre comunità internazionali, per spingerli a favorire una soluzione politica del conflitto.

    INFO:
    Le donne dicono No alla guerra!
    Codepink
    La mia spesa per la pace


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