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News
Rapporto Unioncamere sull'imprenditorialità migrante |
06/03/2006 |
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UnionCamere ha appena diffuso i dati sull'imprenditorialità migrante a fine 2005.
Raddoppiate, negli ultimi cinque anni, le ditte individuali con titolare extra-UE , con un aumento che, solo nel 2005, si attesta sul 15%.Oltre 202 mila imprenditori. Uno su cinque è nordafricano, uno su dieci è cinese, una su cinque è donna. Questi i dati dell’analisi di Unioncamere condotta attraverso InfoCamere - la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane - sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale sul movimento demografico delle aziende iscritte al Registro delle imprese delle Camere di commercio.
Approfondimenti:
Il Rapporto Unioncamere
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Messaggi nascosti |
06/03/2006 |
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Per combattere la tendenza degli spettatori ad allontanarsi dalla televisione quando ci sono le interruzioni pubblicitarie, la catena di fast-food KFC, che appartiene al gruppo Yum! Brands, ha inventato una tecnica che induce le persone a rivedere lo spot volontariamente.
Infatti, all’interno dell’ultimo spot che reclamizza il suo nuovo sandwich dio pollo Buffalo Snacker”, KFC ha introdotto un codice, che può essere scoperto solo registrando la pubblicità e rivedendola al rallentatore. Chi scopre l’oggetto nascosto deve collegarsi al sito della compagnia, dove ottiene un coupon per un hamburger gratis.
Il network televisivo ABC, di proprietà della Walt Disney, però, si è rifiutato di trasmettere questo spot, in base alla propria politica avversa alle pubblicità che contengono messaggi subliminali.
KFC ha contestato la decisione, sostenendo che, in questo caso, ci si trova proprio nel caso opposto, in quanto la presenza di un oggetto nascosto, non visibile alla normale velocità di trasmissione, è dichiarata in partenza e fa parte del gioco che viene proposto.
In ogni caso, il rifiuto di ABC si è trasformato in un’ulteriore pubblicità per KFC, il cui sito, dove lo spot è visibile, ha registrato un aumento di traffico del 60%, da quando è iniziata la trasmissione dello spot, il 23 febbraio.
Fonte:Rsinews
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8 Marzo |
04/03/2006 |
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Ancora pochi giorni per aderire a " Le donne dicono No alla guerra!", appello globale lanciato dall'associazione di donne statunitensi CODEPINK per la Pace in Irak.
Dall'inizio dell'anno all' 8 Marzo, Giorno Internazionale della Donna, saranno raccolte 100.000 firme che saranno consegnate alle ambasciate, ai consolati, agli uffici federali statunitensi, in tutto il mondo.
In tutto il mondo sono già state raccolte oltre 50 mila adesioni e anche l'Italia, grazie al contribuo della Campagna La mia spesa per la pace, sta partecipando attivamente alla mobilitazione. Sul sito www.lamiaspesaperlapace.it è possibile seguire ogni giorno l'andamento delle adesioni e trovare tutti gli aggiornamenti.
Le donne dicono No alla guerra: FIRMA SUBITO, pochi giorni ci separano all'8 marzo!
APPROFONDIMENTI:
Le donne dicono No alla guerra
La mia spesa per la pace
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Biologico |
03/03/2006 |
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I cibi biologici stanno entrando sempre più nelle abitudini alimentari degli italiani. Sempre più persone portano sulle loro tavole prodotti, freschi o trasformati, provenienti da agricoltura biologica, così come sempre più scuole riforniscono le loro mense e alimentano bambini e ragazzi con cibi bio. E poi sempre con maggiore frequenza biologico non vuol dire solo alimentare. Biologici sono molti prodotti cosmetici e per la detergenza domestica e biologici sono molti tessuti. Eppure questo settore del biologico se da una parte sta diventando una realtà via via più importante, dall'altra ha un urgente bisogno di una ricerca e una sperimentazione finalizzata a produrre sempre meglio cibi sani e buoni, sia per chi li produce, che per chi li consuma. Basti pensare, infatti, che meno dell'1% degli stanziamenti per la ricerca in agricoltura, sono destinati al settore del biologico. Per questa ragione AIAB, l'Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ha deciso di creare una Fondazione destinata alla valorizzazione ed al potenziamento della ricerca scientifica e della sperimentazione in agricoltura biologica, per fornire così a tutti gli utenti del settore la certezza di serietà.
A dare forza all'iniziativa di AIAB, arriva anche il sostegno di sei tra le più importanti associazioni ambientaliste italiane (GREENPEACE, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU, VAS, WWF) hanno dato il patrocinio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura biologica e biodinamica.
La Fondazione sarà lanciata con una grande giornata di raccolta fondi i prossimi 25 e 26 marzo in più di cento piazze italiane. A tutti i donatori sarà regalata un vasetto di un ortaggio biologico, con le istruzioni per coltivare in casa le piantine. Il ricavato della giornata di raccolta fondi sarà destinato alla costituenda fondazione.
Per avere informazioni sulla giornata e sulla Fondazione: numero verde 800655504 fondazione@aiab.it
Per le donazioni: AIAB - Fondazione per l'agricoltura biologica. Conto corrente 117017 Banca Popolare Etica abi 05018 cab 03200 cin N
Fonte:
AceA Consumi Etici
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Pubblica Amministrazione |
03/03/2006 |
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Gli acquisti della Pubblica Amministrazione in Italia rappresentano il 17% del Prodotto Interno Lordo (Pil) e un loro orientamento a favore dei prodotti che possono ridurre i consumi di energia e proteggere l'ambiente costituisce un forte impulso per il mercato e per dare un esempio virtuoso ai consumatori. Anche il settore privato, l'industria e il terziario possono trarre grandi benefici dagli acquisti verdi.
Con il 2006 è partito il progetto europeo «Etichette ecologiche per gli acquisti. Come rendere più ecoefficiente l'approvvigionamento di beni e servizi con le etichette energetiche» («Green Labels Purchase - making a greener procurement with energy labels»), promosso dal programma comunitario Energia Intelligente per l'Europa (Intelligent Energy Europe), per la definizione dei criteri di selezione.
L'Enea, l'Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, da anni impegnato in materia di uso razionale delle risorse energetiche e di sviluppo sostenibile, è il responsabile italiano del progetto che coinvolge 9 paesi europei: Italia, Austria, Bulgaria, Finlandia, Germania, Lettonia, Polonia, Slovenia ed Ungheria e 12 istituti nei rispettivi paesi.
Obiettivo del progetto è diffondere l'utilizzo delle etichette ecologiche-energetiche per l'acquisto di beni e servizi eco-efficienti da parte della Pubblica Amministrazione, nel settore terziario e presso l'industria, comprese le piccole e medie imprese, coinvolgendo non solo i responsabili degli acquisti, ma anche i grossisti, le associazioni di consumatori, i decisori politici. A tale scopo verrà definita una procedura semplice e standardizzata, applicabile con modalità simili in tutti paesi partecipanti.
Sulla base dell'esperienza acquisita con azioni pilota di acquisti eco-efficienti realizzate in ciascun paese partecipante, verranno messe a punto le politiche nazionali ed europee di approvvigionamento sostenibile.
L'Unione Europea ha deciso di promuovere gli eco-acquisti attraverso le etichette ecologiche partendo dal positivo riscontro avuto dalle etichette energetiche degli elettrodomestici, che hanno dimostrato di essere gli strumenti più semplici ed efficaci a disposizione dei consumatori per scegliere gli apparecchi in base al consumo di energia e di altre risorse. L'esperienza fatta con l'etichetta energetica ha dimostrato che l'orientamento dei consumatori verso prodotti dai consumi più contenuti ha di fatto favorito lo sviluppo tecnologico di elettrodomestici più efficienti.
Sempre in tema di etichette ecologiche, per le apparecchiature elettriche a maggiore efficienza per l'ufficio, che rappresentano una quota significativa del consumo totale di energia elettrica nel settore domestico e soprattutto terziario, si deve far riferimento al marchio Energy Star.
Ogni paese identificherà quali apparecchi entreranno a far parte degli acquisti verdi e in particolare verranno presi in considerazione:
– gli elettrodomestici etichettati secondo la direttiva europea sull'etichettatura energetica (acquistati per esempio dalle associazioni per l'edilizia abitativa, i gruppi d'acquisto, o i distributori di gas e di elettricità);
– i prodotti per ufficio, come personal computer, monitor, stampanti, fax, che possono essere etichettati con il marchio Energy Star.
A queste 2 grandi famiglie di prodotti saranno affiancati alcuni prodotti complementari, ai quali sono applicabili anche schemi di etichettatura di livello nazionale e regionale:
– prodotti per l'illuminazione, principalmente lampade a basso consumo (che ricadono nell'ambito dell'etichettatura energetica europea o di altri marchi di qualità nazionali);
– veicoli puliti ed efficienti, per il trasporto pubblico e privato;
– componenti ed impianti, come sistemi di riscaldamento e raffrescamento per l'edilizia;
– energia elettrica verdeprodotta cioè da fonti rinnovabili.
La gestione del progetto, che si concluderà nel 2008, è affidato a un Comitato di Valutazione internazionale e a Comitati nazionali e regionali.
Fonte: Villaggio Globale.it, 3 marzo 2006
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Reebok e i diritti umani |
02/03/2006 |
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Reebok, che produce scarpe, abbigliamento e oggetti per lo sport, e che lo scorso agosto è stata acquistata da Adidas, ha pubblicato un Rapporto sui diritti umani nella catena dei propri fornitori.
Prima di autorizzare nuovi fornitori giudicati ad alto rischio, Reebok prevede un’apposita procedura di valutazione, che, tuttavia, non viene sempre applicata. Infatti, nel 2005 è stato ispezionato l’85% delle fabbriche rientranti in questa categoria, mentre l’autorizzazione è stata concessa senza ispezioni preventive quando l’urgenza produttiva ha prevalso.
Ad una prima valutazione, il 40% dei nuovi fornitori non rispondeva ai requisiti richiesti. Dopo la richiesta d’interventi integrativi, la percentuale di quelli che non sono stati autorizzati è stata del 23%.
Per i fornitori già esistenti, Reebok prevede almeno un’ispezione l’anno. Nel 2005 sono state effettuate 1.250 ispezioni in 475 fabbriche, mentre 286 impianti non sono stati visitati. Le ispezioni hanno quindi riguardato il 66% delle fabbriche.
Nelle aree ad alto rischio di violazioni, è stato ispezionato il 77% degli impianti. La percentuale, però, è particolarmente bassa in alcuni Paesi, come Bangladesh, Corea, Messico, Spagna, Sri Lanka, Taiwan e Vietnam. Questo, afferma Reebok, a causa dell’aumento del numero di fornitori e di cambiamenti nello staff di controllo locale.
Complessivamente, le ispezioni hanno accertato 5.366 violazioni degli standard richiesti da Reebok. Il 39% riguardano problemi di salute e sicurezza, il 15% l’equità degli stipendi, il 13% gli orari di lavoro e gli straordinari, l’11% fattori discriminatori. Seguono, con percentuali inferiori, la libertà di associazione, molestie e abusi, lavoro forzato e lavoro minorile.
Violazioni degli standard riguardanti la salute e la sicurezza sono state riscontrate nel 100% delle 475 fabbriche ispezionate e nel 33% dei casi riguardano la sicurezza antincendio. Per la maggior parte (35%) si tratta di problemi relativi alle uscite di sicurezza, mancanza di esercitazioni (30%), carenza delle attrezzature di emergenza (27%).
La stessa Reebok, tuttavia, avverte che questi dati vanno presi con le molle. Infatti, alcune violazioni sono più evidenti e facili da riscontrare, rispetto ad altre. Particolarmente difficili da scoprire sono le discriminazioni, in fase d’assunzione, nei confronti degli esponenti sindacali e le molestie sessuali.
Reebok ritiene che le violazioni riguardanti la libertà d’associazione, molestie, abusi e discriminazioni, siano più diffuse di quanto emerge dai dati delle ispezioni effettuate.
Ad esempio, per quanto riguarda il diritto di libera associazione dei lavoratori, nell’Asia nord-occidentale Reebok ha riscontrato solo 94 violazioni, comprese le 151 fabbriche cinesi ispezionate. Questo induce la compagnia ad affermare che è necessaria una maggiore attenzione, oppure che viene lasciata troppa libertà di giudizio al contesto locale in cui operano i responsabili delle ispezioni, Pur non volendo dare un’interpretazione univoca, valida per tutti, di cosa debba intendersi per libertà d’associazione, Reebok ritiene che l’ obiettivo comune debba essere il miglioramento delle condizioni esistenti in ogni regione.
Reebok dichiara che quando trova violazioni degli standard richiesti, tiene conto delle gravi conseguenze che l’interruzione del rapporto di fornitura avrebbe sui lavoratori e le loro famiglie, finendo col danneggiare chi si vorrebbe proteggere. La scelta è quindi di concedere un periodo di tempo per adeguarsi, prima di rescindere il contratto. In altre parti del rapporto, però, la compagnia afferma che la lista dei propri fornitori cambia continuamente, perché le esigenze di mercato portano a non rinnovare contratti con fornitori esistenti e ad aprirne di nuovi con altri. Nel parlare di questi casi, Reebok non esprime alcuna preoccupazione sull’impatto di tali scelte per i lavoratori dei fornitori abbandonati.
Reebok afferma di riconoscere una fondamentale importanza alle notizie su eventuali abusi, provenienti direttamente dai lavoratori. La compagnia s’impegna a garantire la confidenzialità delle informazioni ricevute, tutelando gli operai da possibili ritorsioni da parte dei datori di lavoro, che arrivano sino al licenziamento. Questa tutela, però, viene esercitata solo “ove possibile”.
La prima ispezione viene preannunciata con una settimana di anticipo, mentre quelle successive possono essere anche a sorpresa. Nel 2005, quelle non annunciate sono state il 42% del totale. Una percentuale bassa, che Reebok motiva con l’alto numero di nuovi fornitori, sottoposti a prima visita, con preannuncio.
Ma quanti sono gli ispettori di Reebok sul campo, in particolare nelle aree giudicate ad alto rischio di violazioni?
14 nell’Asia orientale, dove Cambogia, Cina, Hong Kong, Indonesia, Macao, Malaysia, Filippine, Taiwan e Vietnam sono considerati ad alto rischio ed hanno 317 fabbriche.
5 nell’Asia meridionale, dove ad alto rischio sono Bangladesh, India, Pakistan, Sri Lanka, e Thailandia, con 102 fabbriche.
Uno solo in Africa, dove Madagascar, Sud Africa, Lesotho e Swaziland sono considerati ad alto rischio ed hanno sette fabbriche.
Uno solo anche nelle Americhe, dove ad alto rischio sono considerati Brasile, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico e l’area di Los Angeles, con 75 fabbriche.
Uno solo anche per i Paesi europei considerati ad alto rischio (Bulgaria, Portogallo, Spagna e Turchia), dove ci sono 52 fabbriche.
Il responsabile delle Americhe, dichiara di lavorare per Reebok da cinque anni e di aver condotto oltre 400 ispezioni. Nella sua area, attualmente, ci sono 229 fabbriche, comprese le 75 statunitensi.
Non è che gli ispettori abbiano poca voglia di lavorare. Probabilmente sono troppo pochi e sovraccarichi. Come spiega una responsabile dei controlli in Cina, Sherry Yuan, oltre alle ispezioni è suo compito anche tenere workshop per il management delle varie fabbriche su temi diversi, quali salute, sicurezza, rischi chimici.
Sherry Yuan lavora per Reebok da tre anni e inizialmente era responsabile di oltre 100 fabbriche sparse in tutto il Paese, ad eccezione della provincia di Guangdong. Ora ha uno staff di sei persone ed è responsabile per cinque province, con 40 fabbriche. Sherry Yuan dichiara di effettuare quattro-cinque ispezioni in una settimana e appare molto scrupolosa: quando una fabbrica è troppo perfetta, s’insospettisce e arriva a fare una sorveglianza notturna, parcheggiando la propria auto in modo da poter sorvegliare l’impianto, per vedere se è in funzione, controllare chi entra e chi esce, e verificare poi le timbrature dei cartellini. Nel frattempo, si finge in cerca di lavoro e parla con operai e commercianti per acquisire informazioni.
Non tutti fanno così. Infatti, osserva Sherry Yuan, la violazione più comune consiste nella falsificazione delle ore straordinarie e nel pagamento di stipendi ridotti. Questo avviene praticamente in tutte le fabbriche dei nuovi fornitori, i quali pensano che il committente si accontenti di un documento in regola, senza preoccuparsi della situazione reale. Reebok non si accontenta di vedere solo i documenti, afferma Sherry Yuan, ma alcune compagnie sì.
Ma anche alla scrupolosa ispettrice cinese e ai suoi colleghi, come si è visto, le violazioni della libertà d’associazione dei lavoratori, vietata per legge da Pechino, sfuggono facilmente.
Insieme al rapporto sui diritti umani nella catena dei propri fornitori, Reebok ha pubblicato anche la lista delle fabbriche da cui si approvvigiona, con nomi e indirizzi. La compagnia si augura che queste ed altre informazioni, come i risultati delle ispezioni, possano essere condivise con altre imprese, riducendo inutili e non produttive duplicazioni dei controlli nelle stesse fabbriche, avvalendosi anche di strutture comuni come la Fair Factories Clearinghouse.
Leggi il Rapporto e la Lista dei Fornitori
Fonte: RSI News
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Cooperazione internazionale |
02/03/2006 |
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Ricerca e Cooperazione, Ong di Roma, da anni impegnata in progetti di cooperazione nei Paesi in via di sviluppo organizza un corso di formazione rivolto a studenti universitari e neo laureati sulla cooperazione internazionale.
Il corso approfondirà le tematiche della cooperazione mettendo in atto le più moderne metodologie didattiche applicate sul piano internazionale, facendo uso di docenti accreditati a livello di Commissione Europea, Nazioni Unite e professionisti.
In particolare si approfondiranno le tematiche relative alla identificazione e formulazione di progetti, gestione di interventi, problematiche relative alla sicurezza alimentare e all’emergenza, approccio di genere e metodologie di finanziamento.
Il corso si terrà nei giorni 3-6 aprile dalle ore 9,45 -17,30e 10-13 aprile dalle ore 9,45 -17,30 presso la sede di Ricerca e Cooperazione a Roma.
Il corso è a numero chiuso, si terrà per un massimo di 15-17 partecipanti.
Per partecipare alla selezione inviare Curriculum Vitae entro il 15 marzo 2006, al seguente indirizzo postale: Corso sulla Cooperazione internazionale -Ricerca e Cooperazione via Savona 13/a 00182 Roma o elettronico: a.lopez@ongrc.org
Il costo per le 8 giornate è di 580,00 Euro e sarà a titolo di rimborso spese e contributo volontario alle attività associative.
Al termine del corso verrà proposto uno STAGE nella sede di Roma ai 2 partecipanti giudicati più brillanti.
Info:
Ricerca e Cooperazione Ong Onlus
Via Savona 13/a 00182 Roma
Tel. 06 70701836
Fax 06 70701823
ONGRC.
d.stefani@ongrc.org
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