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Medici Senza Frontiere - Missione Italia: Onlus che offre soccorso sanitario e testimonia le violiazioni dei diritti umani cui assiste durante le sue missioni

Fabrizio De Andrè: ed avevamo gli occhi troppo belli
News
 Sodalitas Social Award 26/01/2006
E'aperta fino al 31 gennaio 2006 la partecipazione alla quarta edizione del Sodalitas Social Award, il Premio nazionale assegnato ogni anno alle imprese eccellenti nelle attività di responsabilità sociale.

Anche le organizzazioni nonprofit possono concretamente contribuire alla diffusione in Italia della responsabilità sociale incoraggiando la candidatura delle imprese con cui hanno realizzato partnership.
La quarta edizione del Premio prevede una nuova categoria che intende premiare le iniziative realizzate da enti locali e istituzioni pubbliche per la diffusione dello sviluppo sostenibile e della responsabilità sociale nel territorio di riferimento.

La partecipazione è gratuita ed è possibile in una qualsiasi delle categorie in cui si articola il Premio, in base alle attività di responsabilità sociale in cui l’azienda è impegnata. Le categorie di concorso sono: Processi interni aziendali di responsabilità sociale; Programma di partnership nella comunità; Campagna di marketing sociale; Iniziativa di finanza socialmente responsabile; Iniziativa di responsabilità sociale realizzata da PMI; Innovazione di prodotto o servizio socialmente e ambientalmente rilevante; Iniziativa realizzata da ente locale e/o istituzione pubblica. La cerimonia di premiazione si svolgerà in Assolombarda, durante l’annuale convegno organizzato da Sodalitas sul tema della responsabilità sociale.

La scheda di partecipazione si può scaricare anche dal sito Sodalitas

Info: Elisa Rotta tel. 02 86460236
e-mail socialaward@sodalitas.it

 Premio tesi di laurea 26/01/2006
L'Istituto Nazionale di Bioarchittettura e Terra Futura , mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità, in collaborazione con alcune facoltà di architettura e ingegneria italiane, bandiscono un concorso per premiare le migliori tesi di laurea discusse in Italia e che hanno affrontato i temi della Bioarchitettura e della innovazione progettuale finalizzata al miglioramento della qualità e della sostenibilità del costruito e dell'ambiente.
Bando del concorso e domanda di partecipazione disponibili su www.terrafutura.it .


 Imprese responsabili 25/01/2006
Per il secondo anno consecutivo, l'Inail ha previsto per le Imprese Socialmente Responsabili la riduzione del tasso medio di tariffa ai sensi dell'art.24 delle Modalità di applicazione delle Tariffe dei premi (D.M. 12/12/2000) dopo il primo biennio di attività.

L'art.24 prevede che le aziende, che abbiano effettuato interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, possono presentare la richiesta di riduzione compilando l'apposito modulo di domanda (MOD.OT24). La riduzione del tasso medio, pari al 10% per le aziende fino a 500 lavoratori anno e al 5% oltre 500 lavoratori anno, riguarda gli interventi attuati nel corso dell'anno precedente quello di presentazione della domanda.

Tra gli interventi previsti come condizione necessaria per l'ottenimento dello sconto, è indicata la possibilità di adozione, da parte delle imprese, di comportamenti coerenti con i principi della Responsabilità Sociale d'Impresa secondo le linee guida dettate dal Ministero del Lavoro e Politiche Sociali nel Progetto CSR-SC.

L'Inail ha individuato nel Social Statement e, quindi, nella compilazione del relativo Set di Indicatori, i criteri di riferimento per la valutazione dell'intervento di cui alla lett.a), Sez.A "Interventi particolarmente rilevanti".

Per la compilazione del Social Statement, le aziende possono contare sul supporto specialistico e gratuito degli Uffici Inail nonché sul supporto degli Sportelli CSR-SC operativi presso le Camere di Commercio italiane.

La domanda di riduzione deve essere presentata per tutte le posizioni assicurative territoriali (PAT) afferenti alla specifica unità produttiva per la quale si propone istanza e deve pervenire alla sede Inail nel cui territorio è ubicata l'azienda richiedente entro il 31 gennaio 2006.

L’iniziativa dell’Inail ha sollevato critiche da parte di Confindustria, che rileva come i principi individuati nel Social statement (ivi compreso il set di indicatori) sono ancora in corso di elaborazione e che sono stati adottati dall’Inail su esplicita indicazione del Ministero.

Gli industriali evidenziano “una serie di perplessità. Non si capisce, in primo luogo, perché una domanda di agevolazione in materia di infortuni sul lavoro debba essere supportata da sostegno a programmi di solidarietà, cultura e recupero ambientale, misure di risparmio energetico, evidenze varie in materia di parità uomo-donna o pagamenti regolari ai fornitori.

“Pare eccessivo, poi, che l'Inail sposi in pieno il modello CSR-SC, che peraltro è ancora in fase di definizione ed è oggetto di dibattito all'interno del Multistakeholder Forum. Si è sempre detto, e questa resta la nostra Posizione”, prosegue Confindustria, “che siamo di fronte ad un approccio tra i tanti e che le imprese vanno lasciate libere di scegliere quale modello adottare.

“In terzo luogo, sembra poco plausibile che un'impresa, per un fine specifico e limitato come quello di accedere ad uno sconto sul premio assicurativo per gli infortuni sul lavoro, debba compilare l'intero set di indicatori previsti dal modello, indicatori per la maggior parte privi di alcun riferimento ai temi della salute e della sicurezza dei lavoratori.”
Fonte: RSI News

 Coca cola 25/01/2006
Le Olimpiadi sono vicine e da Mario Pescante del Coni arrivano commenti gravi in seguito ai blocchi subiti dalla Torcia olimpica nel suo percorso in Italia, ben 32. ''E' stata una giornata molto particolare. Coloro che hanno fermato la fiaccola non sono i 'No Global', sono i 'NO', sono pericolosi, sono qualcosa di peggio che imbecilli. Cercano palcoscenici nei quali dimostrare a se stessi e agli altri che esistono''. Non si fa attendere la risposta della Reboc, la Rete di boicottaggio a Coca-Cola che in una lettera aperta a Pescante e al sindaco di Torino Sergio Chiamparino precisa i motivi della campagna e le sue modalità di azione.

LETTERA APERTA DELLA REBOC - RETE BOICOTTAGGIO COCA-COLA A MARIO PESCANTE E SERGIO CHIAMPARINO


ROMA, 20 GENNAIO 05

Sigg. Mario Pescante e Sergio Chiamparino,

il vostro definirci “quattro imbecilli” o “peggio che imbecilli” o “pericolosi più di Al Qaeda” pensiamo sia sufficiente a dare la misura del vostro livello di nervosismo e difficoltà e a chiarire chi sia in questa vicenda ad esercitare la violenza, a partire da quella verbale.

L’intento di questa lettera è quello di dare a voi la possibilità di acquisire una corretta informazione intorno ai fatti di cui parlate, in modo che la prossima volta possiate rilasciare alla stampa dichiarazioni maggiormente equilibrate e consone ai ruoli istituzionali che ricoprite.

Le ormai 36 iniziative di contestazioni della Coca-Cola che la fiaccola ha incontrato nel suo percorso sono parte della campagna internazionale di boicottaggio della Coca-Cola, azienda che voi avete scelto come sponsor delle Olimpiadi invernali, pur conoscendo le gravi accuse che in tutto il mondo gli vengono mosse.

Era l’estate del 2004 quando per la prima volta la REBOC formulò al Comitato Olimpico Internazionale la richiesta di escludere la Coca-Cola dagli sponsor olimpici, in quanto colpevole di:
- comportamento antisindacale in Colombia, con una causa pendente presso il Tribunale di Miami e 179 gravi violazioni dei diritti umani registrate da una Commissione di inchiesta indipendente che ha visitato la Colombia all’inizio del 2004, confermando le accuse del sindacato colombiano SINALTRAINAL che denuncia i rapporti tra manager aziendali e paramilitari volti ad annientare il sindacato, con l’assassinio di 8 sindacalisti, rapine, torture, minacce di morte, montature giudiziarie e sfollamenti forzati di decine di leader sindacali;
- aggravamento della crisi idrica nello stato indiano del Kerala, su cui si è già pronunciata la Corte Suprema Indiana e lo Stato del Kerala, che mantiene l’impianto Coca-Cola chiuso proprio per questo motivo;
- gravi discriminazioni razziali nei confronti degli afroamericani negli USA, per le quali Coca-Cola ha accettato il patteggiamento più oneroso della storia statunitense per cause di questo tipo, pari a 192,5 milioni di dollari.

Per tutta risposta la collaborazione tra Olimpiadi e Coca-Cola è stata prolungata fino al 2020, non tenendo minimamente in considerazione le nostre richieste.

A questo punto è stata lanciata la campagna contro ‘Coca-Cola sponsor della torcia olimpica e degli squadroni della morte colombiani’ che come avete potuto constatare sta avendo una diffusione tale da costringervi a prenderne atto nonostante una ampia censura mediatica e da costringere in alcuni casi Coca-Cola a ritirare le proprie insegne dalla carovana olimpica, dopo aver verificato che i 55 milioni di euro da lei spesi in questa campagna di marketing hanno dato un risultato opposto alle aspettative.

Questa campagna è iniziata a Roma, dove non era stato programmato nessun blocco della fiaccola, ma solo un presidio con striscioni e volantini in un’area visibile dal percorso, che però la Questura non ha voluto autorizzare e poi si è affrettata a sgomberare.

Quando Chiamparino dice ‘se uno vuole alzare un cartello con su scritto “abbasso la Coca Cola” lo faccia’, probabilmente non sa che questo abbiamo richiesto e questo ci è stato impedito, in un modo evidentemente antidemocratico che non possiamo accettare e che non abbiamo accettato.

Pur avendo dovuto modificare le modalità di intervento, le 37 iniziative finora realizzate in tutta Italia sono state assolutamente pacifiche e nonviolente, con volantinaggi, striscioni di protesta, teatro di strada, slogan, in alcuni casi blocchi sul percorso che sono stati sgomberati dopo alcuni minuti dalla Polizia senza alcun incidente né opposizione violenta, provocando ritardi sulla tabella di marcia.
In nessun caso sono stati provocati danni a cose o persone, che non fossero le nostre cose o le nostre persone.
Sono state infatti le forze dell’ordine ad abusare del loro potere in diversi casi, a partire dal divieto di qualsiasi tipo di manifestazione a Roma e dalle cariche con cui i presidi sono stati sgomberati, fino ai fatti di Pisa, dove un ragazzo ha ricevuto un calcio nel bassoventre da un poliziotto ed ha dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.
Abusi e violenze che il vostro appello all’intervento contribuirà probabilmente ad aumentare nei prossimi giorni, e di questo sarete considerati responsabili.

Non siamo stati noi ad associare la Coca-Cola alla fiaccola olimpica, anzi, vi abbiamo chiesto ripetutamente di non farlo.

Non siamo noi a danneggiare l’immagine nazionale, ma chi confonde questa con l’immagine di una multinazionale che viola i diritti umani.

Non siamo noi pericolosi, ma chi, come la Coca-Cola, è disposta ad assassinare, assetare, discriminare pur di aumentare i propri profitti.

Non siamo stati noi a trasformare un simbolo come la fiaccola olimpica in uno strumento di marketing della Coca-Cola, come è apparso evidente a chi ha potuto assistere in questi giorni al passaggio della fiaccola, con pullmann e stand Coca-Cola al seguito che distribuiscono lattine gratis, gadget e bandierine, con 1.900 tedofori selezionati da Coca-Cola con programmi di marketing rivolti ai consumatori.

Quelli che definite incautamente quattro imbecilli sono migliaia di persone e organizzazioni in tutto il mondo che si battono perché le imprese rispettino i diritti umani, i diritti sindacali e l’ambiente.

In Italia sono attivamente impegnate nella campagna più di 19.000 persone, oltre a sindacati, partiti politici, enti locali, associazioni.
In Germania, tra gli altri, aderisce alla campagna VERDI, il maggior sindacato a livello mondiale, con 3 milioni di iscritti.
In Inghilterra, tra gli altri, aderisce UNISON, il maggior sindacato inglese con 1,3 milioni di iscritti.
Tra gli USA, la Gran Bretagna e il Canada aderiscono 23 università, tra cui quella di New York, che è la maggiore università privata statunitense, e quella del Michigan, che conta 50.000 studenti.
Sulla vicenda della Coca-Cola in Colombia sono state presentate interrogazioni nei parlamenti di mezzo mondo, compresi quello europeo e quello italiano.
Nel mese di Marzo si recherà in Colombia una Commissione interistituzionale italiana per verificare le denunce del sindacato colombiano.

La campagna che coinvolge il percorso della fiaccola olimpica proseguirà, in questa come nelle prossime Olimpiadi, finché Coca-Cola non verrà esclusa dagli sponsor olimpici.

Vi rinnoviamo pertanto questa richiesta. Con l’esclusione della Coca-Cola potrete unirvi alla pressione che la società civile in tutto il mondo sta facendo su questa azienda, perché conceda una ‘tregua olimpica’ ai sindacalisti colombiani e rispetti maggiormente i diritti.
La campagna di boicottaggio della Coca-Cola continuerà finché la multinazionale di Atlanta non risponderà positivamente alle richieste di verità, giustizia e riparazione integrale dei danni nei confronti delle famiglie delle vittime colombiane.

Speriamo ardentemente che questo accada al più presto, per il bene dei lavoratori colombiani, per la tutela della libertà sindacale e della vita, valori per noi molto più importanti di una fiaccola olimpica ridotta ad intermezzo pubblicitario.

Con rispetto.

REBOC - RETE BOICOTTAGGIO COCA-COLA

Per info: SITO WEB REBOC - RETE BOICOTTAGGIO COCA-COLA - E-MAIL no_cocacola_it@yahoo.it



 Premio tesi di laurea 24/01/2006
E' indetto il 7° Premio ecologia Laura Conti per tesi di laurea relative ai filoni di ricerca: ecologia, parchi, aree protette, turismo naturalistico – Mobilità intelligente, urbana ed extraurbana – Rifiuti, urbani e industriali, riduzione e riciclo – Inquinamenti di acqua, aria e suolo, riduzione e prevenzione – Natura e restauro ambientale – Tecnologie appropriate – Energie rinnovabili e risparmio energetico – Educazione ambientale – Movimenti e lotte ecologiste e nonviolente – Economia ambientale – Società sostenibile, problemi planetari e locali – Prevenzione ambientale della salute – Consumare meno e meglio – Legislazione e amministrazione ambientale – Rapporto tra specie umana e altre specie animali.


1° PREMIO

750 euro e segnalazione su Gaia con pubblicazione eventualmente per estratto


2° PREMIO

250 euro e segnalazione su Gaia con pubblicazione eventualmente per estratto


3° PREMIO

Segnalazione su Gaia

La giuria si riserva di non attribuire il 2° e 3° premio. Sono ammesse al concorso le tesi discusse in una Università italiana negli anni accademici dal 2000 – 2001 in poi, inviate entro il 31 agosto 2006 a: Ecoistituto del Veneto, viale Venezia, 7 – 30171 Venezia Mestre. La copia della tesi di laurea, fotocopiata fronte retro, deve essere inviata in versione cartacea e in versione digitale in floppy o cd rom formato word.

È necessario inoltre compilare la scheda di partecipazione, che può essere richiesta all’Ecoistituto del Veneto o scaricata nel sito web dell’Ecoistituto del Veneto. La partecipazione prevede il versamento di 10 euro per le spese di segreteria, da effettuarsi nel conto corrente postale n. 29119880 intestato a Ecoistituto del Veneto Alex Langer, viale Venezia 7, 30171 Mestre (Ve) specificando nella causale "Premio Ecologia Laura Conti".
La ricevuta del versamento dovrà pervenire assieme alla scheda di partecipazione.
Il materiale non verrà restituito e potrà essere pubblicato, a firma dell’autore, nei dossier, nel sito web dell’Ecoistituto e sulla rivista Gaia.

La giuria è composta da Michele Boato, Alessandra Cecchetto, Paolo Stevanato, Franco Rigosi, Anna Ippolito, Mao Valpiana e Gianfranco Zavalloni.
La consegna dei premi avverrà nell'ambito della fiera Vivimestre a fine settembre 2006
INFO: www.ecoistituto-italia.org

 Sobrietà 21/01/2006
Si terrà mercoledì 25 gennaio, alle ore 18, presso l'auditorium della Biblioteca Comunale (in C.so V. Emanuele,11. Tel. 081.920115) di Nocera Inferiore (SA) la presentazione del libro "Sobrietà: dallo spreco di pochi ai diritti per tutti", di Francesco Gesualdi, edito da Feltrinelli.

L'iniziativa è presentata dalla Biblioteca Comunale e dalla Scuola di Pace del Comune di Nocera Inferiore.
Interverranno:
Avv. Antonio Romano - Sindaco di Nocera Inferiore
Dott. Gerardo Ricciardi - Assessore alla Cultura
Prof. Lino Picca - Gruppo di lavoro per la pace
Francesco Gesualdi - Autore del libro
Moderatore: Prof. Antonio Battipaglia - Delegato per la pace


 Ambiente 20/01/2006
Una serie di articoli del New York Times sugli impatti ambientali e sociali delle industrie minerarie ha portato il governo degli Stati Uniti ad aprire un’inchiesta informale sui pagamenti all’esercito indonesiano da parte della compagnia Freeport-McMoRan, che opera nel settore delle miniere di rame e d’oro.

La notizia dell’inchiesta è stata data il 17 gennaio dalla stessa compagnia, in una comunicazione alla Securities and Exchange Commission (SEC), la Commissione di controllo sulla Borsa americana.

Freeport-McMoRan non ha specificato quali siano le agenzie governative che stanno indagando. L’ipotesi sarebbe che siano state date tangenti ai militari, in violazione del Foreign Corrupt Practices Act del 1977, che vieta alle compagnie statunitensi di corrompere funzionari governativi all’estero.

Il “New York Times”, in un articolo pubblicato il 27 dicembre scorso”, I cui contenuti sono stati ripresi in un editoriale del 9 gennaio, ha denunciato i danni ambientali provocati in Indonesia, nella regione della Papua occidentale, da Freeport-McMoRan.

A differenza di altre compagnie minerarie operanti in quel Paese, però, Freeport-McMoRan non ha subito pressioni affinché bonificasse le aree inquinate da rifiuti tossici. Questo, probabilmente, ai legami politici e militari che ha intessuto nel Paese.

Dopo mesi di indagini, il New York Times è stato in grado di svelare contatti e supporti finanziari ai militari indonesiani, che Freeport-McMoRan non ha mai reso pubblici, nonostante le richieste avanzate da anni, da parte di azionisti preoccupati che la compagnia stesse violando le leggi statunitensi e fornisse sostegno ad un apparato militare accusato internazionalmente di violare i diritti umani.

Tra il 1998 e il 2004, Freeport-McMoRan ha versato circa 20 milioni di dollari a generali, colonnelli, maggiori e capitani dell’esercito e della polizia, nonché a reparti militari. Secondo i documenti in possesso del quotidiano, i pagamenti ai singoli militari ammontavano a decine di migliaia di dollari, fino a raggiungere, in un caso, i 150.000.

Freeport-McMoRan sostiene di aver necessità della protezione dei militari, per garantire la sicurezza dei propri 18.000 dipendenti e che le transazioni finanziarie, a questo scopo, fanno parte dell’attività ordinarie e avvengono attraverso rapporti con il governo e le strutture di sicurezza indonesiane.

Ma i pagamenti ai singoli militari e poliziotti sono vietate dalla legge indonesiana e appartengono alla categoria delle tangenti.

Secondo il “New York Times”, Freeport-McMoRan aveva anche messo a punto un programma segreto per intercettare le e-mail dei suoi oppositori ambientalisti.

La compagnia mineraria ha replicato al New York Times, dichiarando che l’articolo contiene affermazioni false, sconvolgenti e provocatorie”.

Freeport-McMoRan sostiene di gestire in modo responsabile gli inevitabili impatti ambientali delle proprie attività, di aver ottenuto la certificazione ISO 14001 e di aver condotto un approfondito studio di impatto ambientale e sociale, in accordo con il governo indonesiano, prima si ampliare le proprie attività, nel 1998.

La compagnia mineraria contesta anche il modo in cui il quotidiano presenta il supporto fornito alle forze di sicurezza indonesiane, affermando che evidentemente il “New York Times” ignora le questione pratiche che si presentano quando si svolgono attività in un’area remota.

La legge indonesiana, afferma Freeport-McMoRan,consente l’utilizzo di apparati di sicurezza armati privati o di dotare di armi i propri dipendenti, per proteggere se stessi e le proprie famiglie. La compagnia, quindi, fornisce supporto finanziario per assistere il personale della sicurezza, fornito e diretto dal governo indonesiano, mediante infrastrutture e logistica.

Freeport-McMoRan afferma di rispettare i principi volontari sulla sicurezza e i diritti umani adottati congiuntamente dal Dipartimento di Stato americano e dal Foreign Office britannico, e che le proprie attività finanziarie sono rese pubbliche in modo trasparente.

Tuttavia, le accuse di corruzione delle forze militari e di polizia da parte di Freeport-McMoRan non sono nuove, essendo già venute da Amnesty International nel settembre 2002 e da Global Witness ancora nel luglio 2005.

Fonte:Rsinews

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