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Medici Senza Frontiere - Missione Italia: Onlus che offre soccorso sanitario e testimonia le violiazioni dei diritti umani cui assiste durante le sue missioni

Fabrizio De Andrè: ed avevamo gli occhi troppo belli
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 Bolivia 20/01/2006
Dopo mesi di mobilitazioni e di campagne orchestrate in America Latina, in Spagna ed in Italia, le multinazionali Bechtel, Edison-Aem e Abengoa hanno deciso di ritirare la domanda di indennizzo di 25 milioni di dollari presentato alla Banca Mondiale per il risarcimento del “mancato lucro derivato dal fallimento della privatizzazione dell’acqua in Bolivia. Il consorzio di multinazionali occidentali aveva privatizzato il bene idrico nella città di Cochabamba, triplicando le tariffe ed escludendo il 50% della popolazione dall’accesso al servizio idrico. In quattro mesi di mobilitazioni e dopo la morte di cinque persone ed il ferimento di altre centinaia causato dalla repressione militare, il popolo di Cochabamba riuscì a cacciare il consorzio ed a riappropriarsi dell’azienda municipale. La proposta è arrivata dagli uffici delle multinazionali che chiedono di trovare un “soluzione amichevole” alla vicenda.

Fonte: Metamorfosi

 Italia 20/01/2006
Si chiude così una storia a metà tra la farsa e il colpo di mano. È durissimo il commento del presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, sul nuovo codice dell’ambiente approvato oggi in Consiglio dei Ministri. “È una farsa. - continua Della Seta - Una farsa preoccupante, il fatto che una legge così importante e che dovrebbe regolare tutta la normativa ambientale diventi un decreto legislativo senza alcun confronto né con le associazioni, né con le regioni che non hanno potuto esprimere formalmente il parere, né in Parlamento, dove il testo è andato avanti a colpi di fiducia. Una pseudo-riforma che cancella norme avanzatissime, dai rifiuti alle acque alla valutazione d’impatto ambientale, che non risolve quella necessità di semplificazione delle leggi ambientali di cui ci sarebbe bisogno”.

Viene notevolmente diminuito il livello di protezione ambientale con pregiudizio per la salute e viene sostanzialmente smantellato l'assetto sanzionatorio per la violazione delle leggi ambientali. Così 74 accademici ed esponenti del mondo della cultura, assieme a 14 associazioni ambientaliste - tra cui Amici della Terra, Codacons, Fare Verde, Acli, Italia Nostra, Legambiente e Wwf - esprimono un giudizio negativo in un appello inviato al Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, e ai principali organi istituzionali del Paese tra cui i presidenti di Senato e Camera, il presidente del Consiglio dei Ministri e i presidenti delle Regioni. L'appello, sottoscritto anche da numerosi esponenti del mondo accademico, «pur essendo stato inviato ai destinatari in data odierna, rimane aperto e potrà essere sottoscritto per tutto il tempo del dibattito istituzionale".Alle Regioni, adesso, il compito di bloccare questo provvedimento facendo ricorso alla Corte Costituzionale.

Il ministro Matteoli, invece, definisce il provvedimento "un vero e proprio codice dell'ambiente e che riordina tutta la normativa ambientale. "E' una riforma attesa da anni e viene incontro alle attese di cittadini e imprenditori che da tempo ci chiedono norme più chiare e semplici" – ha commentato il ministro Altero Matteoli. Tra le condizioni accolte ci sono l'individuazione di sette distretti idrografici che ridisegnano il sistema delle Autorità di bacino italiane, il principio del silenzio-rifiuto nelle procedure di impatto ambientale (Via) e il rafforzamento della disciplina di informazione al pubblico nelle stesse procedure e ancora il riconoscimento del ruolo delle province in materia di rifiuti. «Un mostro giuridico – afferma il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio – che apre la porta ad una deregulation spaventosa e arretra la legislazione ambientale italiana di venti anni». Ora il testo tornerà alle commissioni parlamentari, che hanno 20 giorni per esprimere il parere definitivo, per poi arrivare di nuovo in Consiglio dei ministri per l'approvazione finale.

Tra le materie del decreto legislativo sulla delega ambientale approvato dal Consiglio dei ministri vi è la valutazione d'impatto ambientale, difesa del suolo, tutela e gestione delle acque, rifiuti e bonifiche, tutela dell'aria e danno ambientale. «Viene definita la nozione di danno ambientale e una nuova disciplina in materia per conseguire l'effettività delle sanzioni amministrative e viene applicato il principio di chi inquina paga. Per accorciare i tempi del risarcimento del danno, ad oggi il ministero ha incassato soltanto le somme derivanti da transazioni, è prevista un'ordinanza-ingiunzione per il risarcimento del danno che sarà la possibilità al ministero di incassare in modo certo e veloce le somme. Viene recepita quasi integralmente la direttiva europea».

"Se il Parlamento non riuscirà a bloccarla quando sarà chiamato ad esprimere il secondo parere, ci aspetta una deregulation senza limiti sui rifiuti, dall'apertura delle nostre frontiere a traffici incontrollati di rifiuti ferrosi e non, al ritorno alla tassa rifiuti ed alla totale disincentivazione della raccolta differenziata, facendo marcia indietro rispetto agli obiettivi del Decreto Ronchi, anche grazie al passaggio al regime di volontarietà dei consorzi" afferma Vittoria Polidori, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace. Per l'associazione ambientalista, istituire nuovamente poi la tassa sui rifiuti, in contrasto col Decreto Ronchi, rappresenta un passo indietro. "L'utente non sarà più incentivato a produrre meno rifiuti e differenziare per abbattere i costi, i due elementi prioritari per avviare la gestione dei rifiuti verso una soluzione afferma Vittoria Polidori, responsabile inquinamento di Greenpeace. [GB]

Fonte:Unimondo

 Italia 19/01/2006
Ad Orvieto, il prossimo 21 gennaio, un incontro nazionale tra tutte le associazioni, Ong e gruppi in Italia che si occupano di turismo responsabile nel sud est Europa, per valorizzare le relazioni con i Balcani, straordinario bacino di ‘'biodiversità'' sia dal punto di vista naturale che culturale. L'Europa di mezzo è il punto d'incontro fra Oriente e Occidente nel cuore del cosiddetto vecchio continente. Anche per questo i Balcani rappresentano uno straordinario bacino di "biodiversità", tanto sotto il profilo culturale che in quello naturalistico. Le correnti del nord arrivano nel Mediterraneo, il Danubio è un ecosistema che raccoglie insieme alle acque di tutta la regione anche i flussi migratori e i saperi del continente che attraversa, l'intreccio delle culture religiose hanno fatto di Sarajevo la Gerusalemme dei Balcani e i gabbiani di Mostar portano con sé il vento del sud - scrive Michele Nardelli dell'Osservatorio sui Balcani. Eppure i Balcani sono una regione ai più sconosciuta, dove i pregiudizi e gli stereotipi rincorrono i fantasmi di una modernità fatta di modelli di sviluppo insostenibili e di guerre. Che pure non sono stati in grado di scalfirne il fascino, laddove storia, cultura e natura hanno saputo resistere alle prove più dolorose.

Favorire la conoscenza di questo pezzo straordinario d'Europa, e con esso processi endogeni di valorizzazione delle proprie risorse, è l'obiettivo di un percorso iniziato tre anni fa che punta sul turismo responsabile (in tutte le sue accezioni che riguardano la cultura, la ruralità, l'ambiente, lo sport…) nell'area balcanica. Per iniziativa di Progetto Prijedor e Tremembè, due associazioni trentine che in questi anni si sono occupate di cooperazione comunitaria e di turismo responsabile, ha preso corpo l'iniziativa Incontri con l'altra Europa, che si è così concretizzata:

  • la realizzazione del sito web www.viaggiareibalcani.org, unico sito che si occupa di turismo responsabile nella regione. Il sito si propone in tre lingue (italiano, inglese e serbo-croato-bosniaco) e dai primi mesi del 2006 verrà curato direttamente da Sarajevo con una nuova grafica ed impostazione interattiva;


  • il costituirsi di una rete del turismo responsabile nei Balcani: nell'ultimo incontro di Sarajevo – che ha avuto un esito molto positivo sia sul piano dei contenuti che della partecipazione – si è creato un motore di rete proprio nella capitale bosniaca nonché diversi gruppi tematici; le realtà coinvolte sono soprattutto della BiH, ma l'intenzione è di tenere i collegamenti in tutta la regione;


  • le reti locali del turismo rurale: laddove sono in essere progetti di cooperazione comunitaria (Prijedor, Kraljevo, Pec-Peja) promossi dal Trentino si sono avviati progetti di valorizzazione delle risorse naturalistiche, storiche e culturali dei territori, attraverso attività formative per le aziende agricole interessate al turismo rurale, proposte di itinerari turistici, collegamento fra i parchi naturali, patti territoriali, incontri fra associazioni di escursionisti e amanti della montagna…


  • la realizzazione della prima manifestazione cicloturistica nei Balcani, che ha collegato fra maggio e giugno del 2005 le città di Trieste a Sarajevo; ora si sta già organizzando la seconda edizione in collaborazione con la Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) ed altre associazioni;


  • la realizzazione di campi estivi: con le esperienze di Martin Brod (BiH), Prijedor (BiH), Kraljevo (SCG) e Peja-Pec (Kossovo) si è aperta una modalità di esperienza-conoscenza rivolta ad una domanda giovanile, di forte impatto culturale e motivazionale…


  • i viaggi del turismo responsabile, sperimentando l'efficacia di tali proposte: diverse centinaia di persone sono state coinvolte a vario titolo in viaggi di conoscenza o di vero e proprio turismo responsabile, a fronte di una richiesta crescente che oggi rimane in larga misura inevasa.


  • L'attivazione di una rete del turismo responsabile nei Balcani si affianca e intende valorizzare quello dell'Osservatorio sui Balcani e del progetto SEE di Oneworld, che pure collaborano attivamente a questa nostra iniziativa, particolarmente attento a dare voce alle esperienze di rinascita economica, sociale e culturale nella regione.

    In particolare, nell'ultimo incontro della rete del turismo responsabile nei Balcani (Sarajevo, ottobre 2005) – che ha visto la partecipazione di numerose realtà della Bosnia Erzegovina ma anche provenienti dalla Serbia e dal Kossovo – si è posto fra l'altro l'accento sulla necessità di promuovere la domanda proveniente in particolare dal nostro paese verso le opportunità che il territorio già oggi è in grado di offrire.

    Si è pertanto decisa la promozione di un incontro nazionale che si svolgerà ad Orvieto il prossimo 21 gennaio, nell'ambito della quale avere uno scambio di conoscenza delle esperienze di turismo responsabile verso i Balcani, cercare nei limiti del possibile di sintonizzare le iniziative in programma nel 2006, affinché si creino sinergie e nuove collaborazioni, ed infine provare ad organizzare al meglio la domanda di viaggi dall'Italia.

    L'appuntamento è per le ore 11.00 di sabato 21 gennaio ad Orvieto, presso il Palazzo del Gusto (Convento S.Giovanni) in via Ripa di Serancia al numero 16. All'incontro sono state invitate le associazioni, le Ong e le Onlus che si occupano di turismo responsabile nella regione, l'AITR, Legambiente, Assopace, ICS, ed alcune delle agenzie che si sono dichiarate interessate ad avviare percorsi di turismo responsabile nella regione. L'invito è esteso a tutte le realtà associative o anche singole persone interessate all'argomento.

    Fonte:Unimondo

     Bari 19/01/2006
    Nel giro di due anni all'aeroporto di Bari gli aerei potranno decollare anche grazie alle fonti rinnovabili. Entro il 2007 verrà realizzato un impianto per la produzione di energia rinnovabile che contribuirà per circa il 30-40% al fabbisogno energetico degli impianti e delle infrastrutture dell'aeroporto stesso. La notizia è stata diffusa dalla Seap, la società che gestisce gli aeroporti pugliesi. Il progetto, che prevede la realizzazione di un impianto fotovoltaico che produrrà energia elettrica sfruttando l’irraggiamento solare, ha ricevuto il via libera anche da parte del Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale.

    Fonte:Metamorfosi

     Lecce 19/01/2006
    A lezione di "legislazione antimafia"
    da Lecce per diffondere la legalità
    di SERENA OLIVETTA

    Sono giovani, cresciuti con il mito di personaggi come Falcone, Borsellino e Peppino Impastato, dopo l'Università sognano di entrare in magistratura, parlano il linguaggio di chi è sceso in piazza a Locri dopo l'omicidio Fortugno. E pensano che la lotta alla mafia sia prioritaria per risollevare l'economia del mezzogiorno. I ragazzi che hanno frequentato presso la facoltà di Scienze Giuridiche di Lecce il primo corso universitario organizzato in Italia di legislazione antimafia, sono il volto nuovo del Sud. E a fine gennaio si accingono alla prima tornata di esami.

    Perché hanno scelto di inserire nel loro piano di studi il corso di legislazione antimafia? "La mafia non è solo quella che spara - spiega Francesca Portulano, 22 anni, al secondo anno di laurea specialistica - ma anche quella della società clientelare, che impedisce ai giovani imprenditori di accedere ai finanziamenti pubblici, o di aggiudicarsi un concorso. E questo riguarda la vita quotidiana di noi tutti, in particolare al Sud dove limita i diritti e le opportunità economiche. Voglio capire come funziona la mafia e quali strumenti abbiamo per contrastarla".

    Il corso di legislazione antimafia, semestrale, è stato attivato all'inizio dell'anno accademico presso la facoltà di Giurisprudenza di Lecce grazie al magistrato Antonio Maruccia, consulente della commissione parlamentare antimafia e alla collaborazione dell'associazione Libera. "Una scelta felice - secondo il preside della facoltà Nicola De Liso - a giudicare dall'assiduità con cui gli studenti hanno frequentato. E dall'interesse crescente, perché all'inizio erano in 30, e velocemente sono diventati 150. Qualcuno addirittura già avvocato, che ha frequentato solo per passione o per affinare le sue conoscenze".

    Obiettivo del corso: sollecitare la comprensione critica dello sviluppo del fenomeno criminale e diffondere la cultura della legalità nei percorsi universitari. Si insegna la storia e la sociologia della criminalità organizzata, e lo sviluppo della normativa antimafia. Nichi Vendola ha parlato del caso Impastato e il sottosegretario Mantovano del contrabbando dei tabacchi lavorati esteri.

    Maruccia si è buttato a capo fitto nell'avventura "perché riguarda la formazione giuridica di chi occuperà nella pubblica amministrazione, nelle libere professioni e nella magistratura posizioni essenziali per contrastare le mafie. La cultura antimafia - continua il magistrato - è inoltre radicata nella storia stessa del Salento, dove le organizzazioni criminali non hanno mai trovato la connivenza o l'omertà dei cittadini".

    Alla fine del corso sette ragazzi hanno dato vita all'associazione antimafia Libera... mente. "La nostra Associazione nasce in un momento in cui nel Salento non ci sono omicidi eccellenti, né situazioni emergenziali - dice Salvatore Dimitri, salentino doc di 26 anni e neo-presidente dell'associazione -. Ma la lotta alla mafia deve essere portata avanti con continuità". Tante idee all'orizzonte: i prossimi "cento passi" come dicono loro, saranno il gemellaggio con il movimento della Locride e poi entrare nelle scuole con l'educazione alla legalità, fare ricerca per monitorare il rapporto tra pubbliche amministrazioni e cittadini e gli intrecci controversi tra affari e politica. Ma anche fornire informazioni e strumenti ai privati cittadini per il libero esercizio dei propri diritti. Ambizione e coraggio, a Lecce come a Locri.

    fonte: Repubblica.it


     Al via il Forum Sociale Mondiale 19/01/2006
    Partono oggi a Bamako gli appuntamenti del Forum Sociale Mondiale. Quest'anno l'agenda è ricca di novità: l'assemblea si riunirà in tre diverse città, per dare voce a tutti i popoli del mondo: dal 19 al 23 gennaio a Bamako, nel Mali; dal 24 al 29 a Caracas, in Venezuela; e in una data ancora non definita a Karachi, in Pakistan. Si inizierà in Mali, per ricordare ancora una volta che l'Africa sta morendo, e che circa il 60 per cento della popolazione dell'Africa sub-sahariana vive sotto la linea della miseria, e si proseguirà in Venezuela, per toccare con mano i segni della rivoluzione bolivariana e per discutere questioni sociali di estrema importanza nel continente sudamericano che è ultimamente piattaforma di riforme epocali, dall'elezione di Evo Morales in Bolivia, alla recente vittoria di Mar de la Plata. L'FSM del 2005 però si è concluso con un diverso proposito per il nuovo anno: meno parole e più fatti. Lo scontento di chi ne aveva abbastanza di dibattiti e arringhe prive di proposte concrete ha dato il via alla ricerca di nuove soluzioni realmente in grado di rafforzare il fronte altermondialista. In agenda ci sarà sicuramente la costruzione di un effettivo internazionalismo dei popoli del Nord e del Sud, lavorando sulla costruzione di un diritto internazionale efficace soprattutto sul tema del lavorodifendere.

    Fonte: Amisnet

     Armi e Imprese 18/01/2006
    Il fondo previdenziale pubblico della Norvegia non investirà più in Finmeccanica - riporta il Guardian - perché la società potrebbe essere coinvolta nella produzione di armi nucleari: su raccomandazione del "Consiglio etico" il governo norvegese ha infatti deciso nei giorni scorsi di vendere la propria quota di 290 milioni di sterline (423 milioni di euro) - il maggior fondo mondiale - in azioni in BAE e altre sei ditte produttrici di armi tra cui l'italiana Finmeccanica che fanno parte del gruppo MBDA (azienda produttrice di missili compartecipata da Finmeccanica, Bae Systems e Eads) in seguito alla rivelazione che la MBDA sta producendo il missile nucleare aria-terra ASMP-A da consegnare alle forze armate francesi nel 2008.

    Le aziende coinvolte nell'esclusione del Ministero delle Finanze della Norvegia dal Fondo pensionistico governativo-Global (già denominato Petroleum Fund) perché coinvolte nella produzione di armi nucleari sono: Finmeccanica, Boeing, Honeywell, Northrop Grumman, United Technologies, Bae Systems e Safran. Fonti vicine a Finmeccanica hanno negato il coinvolgimento nella costruzione di armi nucleari - riporta Borse online.

    Finmeccanica detiene una quota del 25% nella MBDA e, nonostante la produzione di armi nucleari sia vietata in Italia, la ditta capitanata da Guarguaglini svolge un ruolo di primissimo piano nello sviluppo e produzione del missile - segnala il Governo norvegese. Mentre in Italia il mondo politico tace, il mondo finanziario ha subito penalizzato Finmeccanica che dopo aver riportato ni giorni scorsi una perdita del 22% oggi perde ulteriormente lo 0,57% nonostante l'intervento della Deutsche Bank.

    Fonte: www.unimondo.org

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