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News
Libertà di stampa |
17/01/2006 |
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Il 2005 è stato un anno nero per la libertà di stampa nel mondo, risultando così l'anno più sanguinoso da dieci anni a questa parte. A rivelarlo è l’annuale bilancio dell'organizzazione Reporters sans frontières (Rsf): almeno 63 giornalisti sono stati uccisi, dieci in più rispetto al 2004. E’ l’Iraq, per il terzo anno consecutivo, il paese più pericoloso con 24 vittime. Poco incoraggianti anche gli altri dati: più di ottocento giornalisti sono stati arrestati nel corso dell'anno e 1.308 hanno subìto minacce, mentre almeno 123 giornalisti sono attualmente detenuti nelle carceri di 23 paesi. 1.006 i casi di censura documentati. La situazione più grave si registra in Nepal, dove dal febbraio scorso è in vigore lo stato d'emergenza. A rischio anche la libertà su internet: almeno 15 paesi, tra cui spiccano Iran e Tunisia, continuano a sottoporlo ad uno stretto controllo.
Fonte: Metamorfosi
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Germania |
16/01/2006 |
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È in costruzione in Germania, a Gross Schoenebeck a nord di Berlino, una centrale termoelettrica che sfrutterà l’energia pulita del calore immagazzinato nel sottosuolo: l'impianto attingerà l'energia dalle falde di acqua calda (che raggiungono una temperatura di 150 gradi) situate a oltre 4.000 metri di profondità. Sarà il primo grande impianto di produzione d'elettricità che sfrutterà il calore della Terra come fonte di energia.
Il Centro di ricerca geologica di Potsdam, finanziato dallo Stato tedesco e dalla Regione, lavora da tempo alla realizzazione di impianti di perforazione per scopi scientifici e realizzerà l’impianto insiema alla multinazionale svedese dell'energia Vattenfall.
In Germania già dagli anni '80 dello scorso secolo viene usata l'acqua calda proveniente dal sottosuolo per riscaldare singoli palazzi. In questo caso le pompe estraggono acqua calda a 30 o 40 gradi da pozzi profondi tra 50 e 150 metri.
Per ottenere energia elettrica sono però necessarie perforazioni molto più profonde. Sotto la sede della futura centrale di Gross Schoenebeck le trivelle sono già arrivate a 4,3 km di profondità. E sono entrate in quegli strati di roccia porosa primordiale attraverso i quali scorrono falde di acqua bollente a 150 gradi. In questo momento si sta preparando la seconda perforazione, poi cominceranno i lavori veri e propri per la costruzione della centrale. In essa l'acqua bollente del sottosuolo sarà pompata in scambiatori di calore, dove riscalderà un liquido che evapora a temperature relativamente basse. Il vapore alimenterà turbine e generatori di corrente. L'acqua raffreddata, attraverso un sistema a circuito chiuso, sarà pompata di nuovo nel sottosuolo, dove tornerà a scaldarsi.
Questo sistema permette di produrre elettricità indipendentemente dal clima e quasi in ogni parte della Terra, sostengono gli esperti che a Gross Schoenebeck inizialmente produrranno energia elettrica per mille famiglie, affinando allo stesso tempo la loro tecnica per arrivare all'obiettivo fissato per i prossimi 10-15 anni: coprire il 5% del fabbisogno energetico della Germania con energia pulita.
Fonte: Newton
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Formazione |
16/01/2006 |
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Il Formin-consorzio di organismi umanitari come l'Archivio dell'immigrazione,l'Asal,la Caritas,l'Arci e Amnesty-organizza corsi di formazione per operatori delle Ong,per offrire a quanti intendono avvicinarsi alla cooperazione corretti strumenti di lettura dei problemi.
Il corso si terrà tutti i venerdì a partire dal 27 gennaio prossimo;il costo è di 300 euro, inclusi i materiali e le dispense.
Termine ultimo per l'iscrizione, il 18 gennaio.
Info: Formin
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Bolivia |
14/01/2006 |
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E’ passato quasi un mese dalla vittoria elettorale di Evo Morales, primo indio della storia boliviana arrivato alla presidenza della nazione.
E in questo mese le reazioni dell’opinione pubblica internazionale e dei governo non si sono fatte attendere, come non si sono fatte attendere le parole, talvolta taglienti, del nuovo presidente boliviano.
Non mi metterò mai la cravatta. Questo è quello che Morales ha tenuto subito a far sapere ai suoi interlocutori, prima di iniziare i viaggi presidenziali e discutere con i vari capi di Stato latino americani e non. Non mettere la cravatta significa non fare parte della vecchia classe dirigente, quella formata dai “politicanti di professione”, e soprattutto dare un’immagine nuova del presidente della Repubblica Boliviana.
Sorprendenti sono agli occhi degli elettori gli interventi che Morales ha promesso non appena insediato negli uffici presidenziali: ridurre della metà gli stipendi dei legislatori, compreso il suo. “Il ricavato sarà utilizzato -ha detto Morales- per un fondo comune destinato a finanziare i programmi pubblici alla sanità e all’istruzione”. Proprio per questo motivo il neo presidente si è recato a Cuba dove ha incontrato Fidel Castro. Alla fine della giornata di colloqui, il leader del Movimento al Socialismo è riuscito a concludere un importante accordo: diversi maestri cubani si trasferiranno per un periodo di tempo in Bolivia e cercheranno di combattere l’analfabetismo con i loro metodi sviluppati nel corso degli anni seguenti alla rivoluzione dei barbudos. Ma non solo. Grazie alla stima e all’amicizia reciproca, Castro invierà a La Paz alcuni medici cubani, in particolare oftalmici, che si preoccuperanno di formare i medici boliviani e allo stesso tempo opereranno i pazienti più urgenti. Ma Castro, che per l’appuntamento con Morales ha indossato un caschetto da minatore, ha anche voluto metter in guardia Morales, da eventuali attentati: “Te lo dice uno che è sopravvissuto ad almeno 100 tentativi di omicidio”.
Morales e Chavez. “Sono arrivati nuovi tempi e siamo entrati in un nuovo millennio per i popoli - ha detto al suo arrivo in Venezuela Morales - per risolvere i problemi sociali ed economici della gente”. Seguito a ruota dai commenti di Chavez, che non ha esitato a far sapere che Venezuela Bolivia e Cuba “non fanno parte dell’asse del male” composto “da Washington e dai suoi alleati nel mondo che minacciano, invadono ed assassinano. Noi invece formiamo l’asse del bene”. Durante i colloqui Morales e Chavez hanno avuto la possibilità di sottoscrivere diversi accordi “strategici”, sia in campo economico che sociale.
Leggi tutto l'articolo su Peacereporter
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Armi e Banche |
14/01/2006 |
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Cambiare è possibile, dalle banche armate alla responsabilità sociale d'impresa. Il convegno di Roma
Roma, 14 gennaio 2005 - Banche, sindacati, Enti Locali e società civile organizzata insieme per la realizzazione di in un osservatorio permanente su istituti di credito ed esportazione di armamenti. E' questa la proposta emersa dal Convegno "Cambiare è possibile, dalle banche armate alla responsabilità sociale d'impresa" che si è tenuto a Roma stamane nella sala del Consiglio Provinciale, organizzato dalla Campagna di pressione Banche Armate in collaborazione con l'Associazione Finanza Etica e patrocinata da Comune di Roma, Provincia di Roma e Regione Lazio.
La proposta, avanzata dalla Campagna, ha trovato una prima disponibilità nelle parole del Direttore Generale di Capitalia, Carmine Lamanda, intervenuto alla tavola rotonda del mattino, moderata dal giornalista Franco Locatelli. Partita nel 1999 su iniziativa delle riviste missionarie Missione Oggi, Mosaico di Pace e Nigrizia, il movimento d'opinione si è per la prima volta confrontato pubblicamente con esponenti del mondo bancario tradizionale: Abbiamo chiesto alle banche chiarezza e trasparenza sulle operazioni di sostegno all'export armiero - ha affermato il coordinatore della Campagna Giorgio Beretta - ed una buona fetta di opinione pubblica ha colto le ragioni del nostro agire e ha sollecitato le banche a modificare i loro comportamenti. In effetti nel corso di questi pur pochi anni molti istituti hanno fortemente ridimensionato il loro contributo al settore, e in alcuni casi sono usciti completamente dal business delle armi.
Il direttore generale di Capitalia, Carmine Lamanda, nell'annunciare che nel corso del 2005 il suo gruppo ha diminuito del 70% l'esposizione nel sostegno al settore delle armi, ha sottolineato che la Legge 185/90 è forte di un buon impianto che va mantenuto intatto. Ha inoltre ringraziato la Campagna per aver chiarito il principio che nell'ambito delle operazioni legittime possono esistere operazioni non etiche.
Il direttore di Nigrizia, Carmine Curci, ha ricordato il punto di vista che ha permesso alla Campagna questi importanti risultati: Faccio notare che per coloro che hanno dato vita al lavoro di questi anni l'etica parte dal punto di vista degli esclusi del sud del mondo. Nelle conclusioni di Francesco Terreri, presidente di Microfinanza ed esponente di spicco dell'Associazione Finanza Etica, la conferma che "l'importanza della Campagna è stata quella di dotare i risparmiatori di strumenti per un dialogo critico con le banche. Questa risorsa può essere sviluppata su altri temi - anche in relazione ai recenti scandali bancari - e su ambienti allargati all'Unione Europea".
Assordante il silenzio dell'on Giuseppe Cossiga, relatore in Commissione Difesa della Camera dei Deputati sulla modifica della L. 185/90, che dopo aver assicurato la sua partecipazione ha mancato l'appuntamento. Luigi Nieri, assessore al bilancio e all'economia partecipata, nel rilevare che la Regione Lazio è socia di Banca Etica e lavora da tempo con le banche di Credito Cooperativo, considera questa iniziativa: "il seguito dei tanti passi che la regione ha intrapreso verso la costruzione di un vero e proprio Distretto d'Economia Solidale.
Fonte:Metamorfosi
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Ambiente |
13/01/2006 |
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E’ di oggi la notizia della condanna della Corte Europea all’Italia “per non aver adottato, entro il termine prescritto (22 dicembre 2003) le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/60/CE, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque". E' l’ennesimo gravissimo segnale che l’Europa manda al nostro paese per la mancata applicazione delle norme in materia di ambiente. L'Italia guadagna così una simbolica ma davvero poco edificante maglia nera: ben 70 tra condanne e procedure d’infrazione aperte dalla Commissione UE in campo ambientale in questa legislatura.
Ricordiamo che l’Italia ha altre quattro procedure aperte in materia di acque: due ancora sulla Direttiva Quadro acque (mancata comunicazione della designazione dei bacini idrografici, mancata relazione sugli studi ambientali di ogni distretto idrografico), la terza sul mancato rispetto della Direttiva del 1991 sul trattamento e la raccolta delle acque reflue urbane, la quarta riguarda l’inquinamento del fiume Candelaro (Manfredonia) e la mancata realizzazione dell’impianto di depurazione acque a Varese e la contaminazione del fiume Olona in Lombardia.
Il WWF Italia, insieme a oltre 780 tra ricercatori universitari e esperti e tecnici degli enti locali che hanno sottoscritto la nostra petizione online a riguardo, si augurano che l’Italia recepisca e applichi al più presto la Direttiva Quadro sulle acque 2000/60 CE che offre un'opportunità unica per un governo integrato delle acque volto alla tutela di questo bene prezioso non solo per noi ma per le generazioni future. Il nostro paese è l’unico dei 25 paesi europei a non aver ancora fatto nulla per l’applicazione di questa direttiva.
Il WWF segnala l’aggravamento della posizione dell’Italia nei confronti dell’UE che deriverebbe proprio dalla paventata approvazione della Legge Delega in materia ambientale: questa non solo non recepisce adeguatamente la Direttiva europea ma stravolge completamente il governo delle acque in Italia. Non garantisce infatti l’indispensabile integrazione nella gestione dell’acqua, svuota di funzioni le Autorità di bacino, unici enti che possono garantire il governo unitario delle acque, ponendo le basi per aumentare così i rischi idrogeologici e ridurre ulteriormente la qualità e disponibilità delle nostre acque.
Fonte:WWF Italia |
Impresa Sociale |
13/01/2006 |
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Nuove opportunità di sviluppo per le organizzazioni non profit e, in particolare, per le realtà imprenditoriali del Terzo Settore: è quanto prevede la nuova Convenzione tra Ministero del Welfare e Sviluppo Italia, che affida a quest’ultima la gestione di un secondo Bando per il finanziamento di progetti d’impresa sociale.
Viene così ribadita la validità del Programma Fertilità che, partito come azione sperimentale nel 2002, ha dimostrato di essere una delle misure più efficaci di sviluppo d’impresa e creazione di nuova occupazione.
Alcuni numeri: le 160 imprese finanziate nel biennio 2003-2004 col primo Bando, a fronte di 29,3 milioni di euro di contributi complessivamente concessi, già nel 2004 avevano conseguito un fatturato aggregato pari a 43 milioni di euro, effettuato investimenti per 21,2 milioni di euro e creato 1.200 nuovi occupati.
Realizzato in stretta collaborazione con le maggiori organizzazioni di Terzo Settore (ACLI, ARCI, Compagnia delle Opere, Confcooperative-Federsolidarietà, Legacoop), il programma è uno dei più vasti interventi in Europa di creazione e sviluppo di impresa non profit e, in ambito nazionale, l’unico esteso all’intero territorio.
L’aspetto distintivo del modello d’intervento è dato dal ruolo assunto dai soggetti Promotori (realtà cooperativistiche consolidate, associazioni, fondazioni, ONG, organizzazioni di volontariato, enti ecclesiastici), che sostengono i Destinatari nella realizzazione delle nuove iniziative imprenditoriali, in una logica di rete e di sviluppo d’impresa a mezzo di imprese.
Già nel primo Bando, infatti, i Promotori hanno assicurato alle imprese accompagnate non soltanto servizi reali di consulenza e formazione, ma soprattutto un notevole apporto di mezzi finanziari, che ha portato il capitale sociale medio dei Destinatari a circa 72.000 euro, valore di gran lunga superiore a quello di altre imprese, anche profit, di pari dimensioni.
Il nuovo Bando, nel confermare il modello di intervento e l’impianto attuativo, introduce anche un’importante novità: l’estensione della platea dei Destinatari alle associazioni nazionali di promozione sociale, cogliendo così l’elemento di novità insito nella nuova disciplina sull’impresa sociale.
Fonte:Sviluppo Italia |
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