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 Distretti Solidali 19/12/2005
Dieci milioni di euro di fatturato e 335 occupati a tempo pieno: sono queste le cifre dell'altra economia di Roma e provincia, così come emergono dall'indagine svolta tra giugno e novembre dall'Ufficio Autopromozione Sociale del Comune per verificare la fattibilità di un Distretto di Economia solidale. Per Paolo Carrazza, assessore al lavoro della capitale: "L'obiettivo è sostenere quelle realtà locali di altra economia così importanti per la riqualificazione dei territori secondo criteri di giustizia economica e inclusione sociale. Si tratta del fine principale del progetto del Distretto di Economia Solidale al quale stiamo lavorando da tempo. La sua creazione permetterebbe in primo luogo di sviluppare una rete di scambi e relazioni economiche e finanziarie, ma anche culturali e sociali, per dare un impulso nuovo alle periferie."

I settori oggetto dell'indagine
L'indagine, promossa dal Comune di Roma, ha riguardato nove settori dell'altra economia, i più significativi sul territorio per fatturato, persone coinvolte e diffusione culturale: dal commercio equo e solidale ai gruppi di acquisto solidale, dall'agricoltura biologica alla trasformazione del bio e dell'equo, dal riuso e riciclo alla promozione delle energie rinnovabili, dal turismo responsabile alla finanza etica e al software libero.

I numeri
Circa il 60% degli operatori oggetto dell'indagine si colloca su una dimensione medio-piccola, con un fatturato compreso tra i 30.000 ed i 120.000 euro. Il 15,9% degli operatori ha una dimensione molto piccola (fino a 30.000 euro all'anno), mentre gli operatori di più ampie dimensioni (con un fatturato superiore ai 120.00 euro) rappresentano il restante 22,7%. Inoltre, i risultati mostrano che più della metà degli addetti sono volontari (53,5%), meno i retribuiti ( 43.8%), mentre ci si avvale in modo marginale del servizio civile (2,6%).
Alla domanda sui possibili vantaggi derivanti dalla costruzione di un Distretto di Economia Solidale, la maggioranza (88%) ha indicato una maggiore visibilità, seguita dal possibile incremento delle vendite (71%) mentre poco più della metà (55%) vede il DES come un'opportunità di qualificazione della filiera.

Le tendenze future del mercato etico
Interessante notare una diffusa aspettativa di crescita: il 93% degli operatori pensa di aumentare la quantità di servizi/prodotti venduti nei prossimi tre anni, e l'83% pensa anche di diversificare la gamma dell'offerta. Questa convinzione, fondata sull'attuale tendenza del mercato che vede un aumento anche notevole della domanda di prodotti o servizi "etici", rischia però di scontrarsi con alcuni limiti strutturali dell'altra economia. Il ciclo corto, il controllo della filiera, il rapporto diretto con il cliente, il rifiuto di marketing aggressivi e massificanti, sono i valori costitutivi dell'identità stessa del settore che però rischiano di limitarne la crescita e la possibilità di impatto positivo nella realtà sociale del territorio.

Il ruolo delle istituzioni
Non è un caso infatti che il 78% degli intervistati chiede all'amministrazione un supporto nella promozione della propria attività, mentre altri interventi giudicati utili sono i finanziamenti (69%) e una regolamentazione favorevole (61%). Per Alessandro Messina, dirigente di Autopromozione Sociale "è evidente che il distretto potrebbe intervenire con efficacia su alcuni dei principali problemi del settore, contribuendo al realizzarsi di economie di scala ed economie di scopo, sostenendo l'integrazione delle possibili filiere. Una è già chiaramente riconoscibile ed è quella che dai produttori biologici va alle botteghe eque e alle piccole industrie di trasformazione fino ai gruppi di acquisto. La pubblica amministrazione potrebbe sostenere questo mercato anche semplicemente diventandone cliente: sarebbe una scelta etica con importanti ricadute positive, di fatturato e di immagine, per un settore che come Autopromozione Sociale siamo da tempo impegnati a sostenere".

Le altre attività di Autopromozione Sociale
Oltre al distretto, infatti, sono vari i progetti sull'altra economia in cui è impegnato l'assessorato al Lavoro e Periferie del Comune di Roma. In dirittura d'arrivo la Città dell'altra economia, spazio permanente di 3500 mq a metà tra centro servizio e incubatore d'impresa, che si collocherà all'interno dell'ex mattatoio del Testaccio, ristrutturato secondo i criteri della bioarchitettura e del risparmio energetico, e che darà vita ad un fondamentale punto di promozione, messa in rete e consolidamento delle esperienze dell'altra economia cittadina. Se ne prevede l'inaugurazione per la prossima primavera.

Fonte:
Agenzia Metamorfosi
Comunicato stampa Comune di Roma - Autopromozione Sociale

 WTO 19/12/2005
Sebbene i Paesi Membri abbiano salvato la faccia giungendo ad un accordo in questa sesta conferenza ministeriale, la Wto e il sistema commerciale globale sono in crisi. L'accordo di oggi contiene proposte che minacceranno ulteriormente l'ambiente e la vita della popolazione povera del mondo.

I guadagni per i Paesi in via di sviluppo sono veramente poca cosa rispetto al prezzo che dovranno pagare milioni di contadini, pescatori, popoli indigeni ed altri di quegli stessi Paesi, ha dichiarato Meena Raman di Friends of the Earth Malesia.

"L'accordo raggiunto ad Hong Kong è molto pericoloso. L'agenda della Wto guidata da Ue, Usa e dalle loro multinazionali ha la precedenza sull'ambiente e sui bisogni dei popoli", ha affermato Alexandra Wandel di Friend Of the Earth Europa.
"L'accordo di Hong Kong è un cattivo accordo per i poveri e l'ambiente, anche se è stato travestito da un buon accordo. Vuote promesse sugli aiuti sono state fatte con l'unico obiettivo di attirare nella trappola i Paesi poveri e spingerli ad accordi capestro che danneggeranno lo sviluppo sostenibile e la biodiversità negli anni a venire", ha continuato Alexandra Wandel.

USA e UE e i loro alleati hanno completamente ignorato le domande di milioni di contadini, pescatori che protestavano fuori dal Convention Center. Le proposte che permetteranno di aprire i mercati agricoli, delle risorse naturali, incluso le foreste, della pesca e dei minerali arricchiranno esclusivamente le grandi multinazionali, ma avranno conseguente devastanti sulla vita di milioni di poveri nel mondo che dipendono, per la loro sopravvivenza, dall'accesso alle risorse naturali, al cibo e ai farmaci.

Le decisioni più scandalose prese in questa settimana dall'Ue includono:

  • Intese per un drastico taglio alle tariffe anche nei settori ecologicamente sensibili come le foreste, la pesca, i minerali, che minacceranno l'ambiente globale come lo sviluppo del Sud;

  • Impegni per accelerare i negoziati riguardo le barriere non tariffarie che smantelleranno fondamentali regolazioni ambientali nell'Ue come altrove;

  • Riduzione della flessibilità per i Paesi in via di sviluppo che permetteva loro di non negoziare la liberalizzazione di settori dei servizi essenziali per il loro sviluppo come acqua e energia;

  • Fallimento nel garantire la fine immediata dei sussidi all'export e mantenimento dei sussidi domestici che affamano milioni di contadini del Sud, mentre a questi ultimi è stato chiesto di aprire ulteriormente il loro mercato agricolo;

  • Rifiuto alla richiesta di vari Paesi in via di sviluppo di poter mantenere i diritti sulle loro conoscenze tradizionali e risorse genetiche;


  • Fonte: Friends of the Earth

     Qualità della vita 19/12/2005
    ROMA - Trieste la città più vivibile d'Italia, ultima Vibo Valentia. Il Nordest supera l'Emilia Romagna ed è a distanza siderale dal Sud, il Friuli Venezia Giulia in vetta, la Sicilia e la Calabria nell'abisso. E' questa, in sintesi, la classifica della Qualità della vita frutto di una ricerca del Sole 24 Ore, che ogni anno mette a confronto il livello di "vivibilità" delle province italiane. Benessere economico, dinamismo imprenditoriale e opportunità di lavoro, disponibilità di servizi e infrastrutture, ordine pubblico, quadro demografico, occasioni di svago e d'impegno per il tempo libero sono i sei campi indagati dal rapporto attraverso una serie di 36 dati statistici che portano all'elaborazione di graduatorie settoriali e alla pagella finale.

    Nella classifica delle top ten figurano cinque città del Nordest e ben tre parimerito. Il Friuli Venezia Giulia, comunque, gioca la perte del leone: dopo Trieste, infatti, seguono Gorizia e Belluno, al quarto posto con lo stesso punteggio Ravenna, Aosta e Milano, poi Bologna, Trento e Bolzano (pari merito), chiude al decimo posto Reggio Emilia.

    Il successo di Trieste è dovuto soprattutto al posiionamento conquistato nell'area ambiente e salute (soprattutto per le ottime infrastrutture sanitarie) e nel tenore di vita (oltre 20 mila euro la media dei risparmi procapite in banca).

    Anche quest'anno la ricerca ha tentato di fare emergere la percezione della realtà, dei problemi, dei progressi e delle aspettattive da parte di chi sul territoro vive. E il luogo ideale che s'impone nell'immaginario collettivo, la città in cui secondo la maggior parte degli intervistati sarebbe il miglior posto dove vivere è Firenze seguita da Roma.

    Per quanto riguarda, invece, la parte bassa della classifica, gli ultimi dieci posti sono occupati dal Sud: Catanzaro, Lecce, Bari, Taranto, Trapani, Catania, Foggia, Palermo, Agrigento e, appunto, Vibo Valentia. Messina, ultima l'anno scorso, si riscatta con un balzo di 20 punti grazie a un miglior ordine pubblico e all'aumento di offerta per il tempo libero.

    Le grandi città arretrano tutte rispetto alla classifica dell'anno scorso: Roma scende di cinque punti e si piazza diciannovesima, Milano di due ma è la prima metropoli (quarto posto), Torino e Genova precipitano di 16 e finiscono al 36esimo e 57esimo posto mentre Napoli (89) e Bari (96) chiudono la classifica.

    Fonte: Repubblica.it

     La Coca buona 19/12/2005
    di Stella Spinelli (Peacereporter)

    Sbarca sul mercato colombiano la risposta fai da te alla Coca Cola, la Coca Sek. È l'immagine dello spirito dei popoli latinoamericani, lo stesso che gli indigeni colombiani vogliono diffondere partendo dalla divulgazione degli infiniti modi di usare in maniera sana e legale la foglia di coca
    Ha il colore del cedro, un gusto fra la limonata e il crodino, e un aroma fresco, di the speziato. È la Coca Sek, la Coca del Sole, una bevanda appena nata, inventata dagli indigeni Nasa o Paeces (come li chiamavano gli spagnoli), la cui ricetta custodiscono quale prezioso segreto. C'è solo una cosa che è dato sapere: la componente base è la foglia di coca, coltivazione secolare nelle terre ataviche indigene.

  • Leggi l'intero articolo su PeaceLink

  •  Non si presta solo ai ricchi 17/12/2005
    Si terra’ lunedi’ 19 dicembre alle 17.30 a Bologna la presentazione del libro Non si presta solo ai ricchi. La rivoluzione del microcredito di Maria Nowak.

    La presentazione di questo libro, organizzata dall’associazione micro.Bo: Associazione microfinanza Bologna -onlus- vuole essere un’occasione per discutere sull’importante ruolo che il microcredito riveste a livello internazionale. Il microcredito, infatti, ha sottratto negli ultimi decenni più di 60 milioni di persone nel mondo dallo stato di povertà. Si delinea dunque come un ottimo strumento per dare la possibilità agli esclusi di diventare creatori in proprio di ricchezza. Maria Nowak scrive: “il microcredito apre l’accesso al capitale a milioni di persone, senza mettere in discussione l’attuale distribuzione della ricchezza, […]. Permette di spartire il futuro, non il presente. Non è una ricetta universale per risolvere tutti i problemi del pianeta, ma traccia un cammino ben delineato per ridurre la povertà e l’esclusione, le quali alimentano guerre e terrorismo e rappresentano una vergogna per tutti noi”.
    L’incontro, inoltre, vuole porre l’accento sull’opportunità o meno di creare progetti di microcredito, non solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche in Occidente. Gli ottimi risultati dell’esperienza dell’ADIE (Associazione per il diritto all’iniziativa economica) in Francia, parrebbero suggerire che i principi sottesi al microcredito, ossia il rispetto dell’uomo e della sua capacità imprenditoriale, l’importanza della fiducia e dello scambio per fondare relazioni economiche e sociali e il diritto al credito, siano valori perfettamente applicabili anche in contesti economici avanzati come ad esempio quello europeo.
    Interverranno:
    saluto del Magnifico Rettore Pier Ugo Calzolari;
    Maria Nowak (autrice del libro e presidente dell'ADIE, Associazione per il diritto all’iniziativa economica) intervistata da Patrizio Roversi;
    Ing. Mauro Checcoli (Presidente dell’associazione micro.Bo);
    Prof.ssa Luisa Brunori (Docente di Psicologia dei Gruppi, Università di Bologna);
    Prof. Stefano Zamagni (Docente di Economia Politica, Università di Bologna).
    “Riflessione” conclusiva di Alessandro Bergonzoni.

    Appuntamento il 19 dicembre, alle 17.30, presso l'aula absidale S. Lucia in via de' Chiari, 23 Bologna.
    Info:MicroBo Tel 051/2091881



     Aggiornamenti da Hong Kong 17/12/2005
    Hong Kong, 16 dicembre - "Il dumping non è la causa di tutti i nostri problemi , semmai un sintomo di un sistema che non funziona. Se anche gli Stati Uniti tagliassero come hanno dichiarato i loro sussidi all'export di cotone, non saremmo noi africani, che riusciamo a vendere solo la fibra grezza, a beneficiare di questa concessione. India, Brasile, Cina e tutti quei Paesi che possono trasformare la fibra all'interno dei loro confini assorbirebbero tutti i benefici potenziali, e a noi entrerebbe in tasca il solito prezzo stracciato delle semplice materia prima. Se volete fare la differenza per noi in questi negoziati WTO dovete appoggiarci nel chiedere un quadro di regole radicalmente diverso da quello promosso dalla Wto. Come organizzazioni contadine africane chiediamo un governo globale della domanda e dell'offerta di cotone, la fine della sovrapproduzione e prezzi remunerativi per i produttori, che ci consentano di avere denaro e credito, per produrre innanzitutto il nostro cibo quotidiano".
    Ibrahima Coulibaly, portavoce dei produttori di cotone del Mali e membro della delegazione di ROPPA, la Rete delle Organizzazioni contadine e dei Piccoli Produttori di cotone dell'Africa Occidentale, ha svelato tutta la retorica che si nasconde dietro quei 5 miliardi di dollari di sovvenzioni all'esportazione che gli Stati Uniti versano nelle casse di 27mila produttori americani, e che in queste ore vengono utilizzati come merce di scambio da mettere sul tavolo per ottenere dai Paesi più poveri del mondo liberalizzazioni senza controllo di tutti i mercati, a partire da quello agricolo e dei servizi. La sua posizione è stata presentata nel corso del seminario "Il caso del cotone per un commercio più equo", organizzato provocatoriamente nel Convention Center della Wto dalle organizzazioni italiane del Commercio Equo Fair e Roba dell'Altro Mondo, assieme a Oxfam-Magasins du monde Belgio e Artisan du Monde, France, nel giorno in cui il dibattito sul tema delle materie prime coloniali conquista il centro della scena negoziale.
    Secondo Coulibaly è necessaria "la trasformazione e la valorizzazione locale del cotone, con una promozione mirata ed una tutela attraverso misure di regolazione dell'importazione. Noi abbiamo combattuto in Mali l'imposizione dei semi ogm attraverso gli aiuti umanitari statunitensi, e per questo sappiamo bene che la retorica USA sui sussidi e quella dell'UE sul Pacchetto sviluppo rimarranno parole vuote. A noi servono fatti".
    I prezzi del cotone, dopo anni di costante calo, sono crollati decisamente a metà degli anni Novanta. Secondo i dati predentati nel dossier di denuncia promosso dalle organizzazioni equosolidali. "Tra il 1997 e il 2002 - racconta Stephane Parmentier di Oxfam Belgio - il livello del prezzo del cotone sul mercato mondiale è sceso a 40 al 42 centesimi per libbra di fibra. Grazie all'impegno massiccio di sussidi nello stesso periodo il cotone statunitense è sceso da un prezzo medio del 17% al di sotto dei costi di produzione a un prezzo medio del 61% inferiore ai costi di produzione.
    Nel 2001, quando i prezzi di esportazione del cotone statunitense erano 54 centesimi a libbra al di sotto dei costi di produzione, il Burkina Faso ha perso l'1% di Pil e il 12% dei guadagni legati alle esportazioni, il Mali ha perso l'1,7% del proprio Pil e l'8% dei guadagni legati alle esportazioni e il Benin ha perso l'1,4% del proprio Pil e il 9% dei guadagni legati alle esportazioni. ".
    "In Togo, Benin, Ciad, Burkina Faso e Mali - rivela Alberto Zoratti di Fair/Tradewatch - i guadagni legati all'esportazione del cotone
    rappresentano più del 10% dei guadagni totali nazionali legati alle
    esportazioni . Nell'intera area centro-occidentale dell'Africa, il declino dei prezzi mondiali del cotone ha causato perdite dirette di 250 milioni di dollari e perdite indirette di circa 1 miliardo di dollari. Come organizzazioni europee che da più di 40 anni promuovono scambi internazionali in una prospettiva di giustizia e di riequilibrio - ha concluso Zoratti - e che solo in Italia realizzano 100 milioni di euro di giro d'affari, suggeriamo alla Wto di assumere alcuni dei nostri principi per convincere anche i Paesi più poveri: giustizia, trasparenza, solidarietà, partecipazione democratica".
    Fonte:Comunicato Stampa di TradeWatch

     Usa 16/12/2005
    La Corte Suprema dell’Illinois ha annullato una sentenza con cui, nel marzo 2003, il tribunale di Madison County aveva condannato Philip Morris al pagamento di 10,1 miliardi di dollari, nell’ambito di una class action, in cui i fumatori di Marlboro Lights e Cambridge Lights, stimati in 1,14 milioni, sostenevano di essere stati ingannati, perché la compagnia aveva fatto credere loro che le sigarette light fossero meno pericolose di quelle normali.

    La Corte Suprema ha ritenuto, con una maggioranza di quattro contro due, che il comportamento di Philip Morris, che fa parte del Gruppo Altria, sia stato legittimo, in quanto la vendita di sigarette Light era stato autorizzato dalla U.S. Federal Trade Commission.

    Di conseguenza, la Corte ha ordinato al tribunale di Madison County di archiviare il caso.

    Fonte: Rsinews

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